Guerra (in)civile

Me lo sono ripetuto decine e decine di volte. Ho sperato che accadesse quello che solo la fantascienza ha avuto la capacità di vedere. Un Mondo unito davanti ad un comune nemico, un pericolo globale. Che si tratti di famelici alieni conquistatori o zombie notturni cambia poco. Macché !! Eppure è pacifico… l’unica speranza di vincere certe guerre è quella di allearsi contro l’avversario da sconfiggere. Ne abbiamo avuto l’occasione. Eppure stiamo perdendo battaglia dopo battaglia. Continuando così, rischiamo, prima o poi, di perdere la guerra. Il genere umano è destinato ad essere sconfitto dal suo più grande nemico… sé stesso. Nel frattempo ci illudiamo che tutto sia tornato normale. Non è così. Gli stessi concetti di Umanità, Comunità, Solidarietà sono essi stessi in lenta e continua evaporazione a favore di una trasformazione della società in una somma indistinta di singolarità individualiste.

Quella a cui assistiamo è una, più o meno, carsica guerra civile tra coloro che davanti ad una scelta difficile quanto necessaria hanno ritenuto di doversi vaccinare e tanti altri che non intendono farlo. In mezzo una buona fetta delle popolazioni mondiali ancora indecisa e miliardi di persone a cui, ad oggi, è stato semplicemente impedito persino di poter scegliere, perché, per questi, il vaccino anti covid-19 non è mai arrivato. Siamo dentro una pandemia, con un nemico virale, che si evolve e muta con rapidità, per poterci colpire in maniera più efficace. Opzioni geograficamente delimitate non rappresenteranno mai soluzioni definitive. Bisogna neutralizzare il pericolo in ogni luogo attorno ai sette mari o rischiamo di non uscirne più (vivi).

La trasformazione sociale in senso egoistico-individualista è comunque iniziata ben prima dell’inizio della pandemia. E questa, anziché stopparla, ha contribuito ad una accelerazione di questo fenomeno che, secondo gli insegnamenti della Storia, non può portare altro che ad ulteriori guerre, miserie e distruzioni. La proliferazione delle idee vetero-nazionaliste non è solo la rappresentazione dei moderni regimi autoritari, ma ha trovato terreno fertile anche nelle moderne democrazie compiute. Ciò spinge, senza senso apparente, gli Stati verso la ricerca isolata delle soluzioni a problemi complessi e a volte globali, risolvibili solo attraverso collaborazioni e multilateralismo. La traslazione nella cittadinanza di tale ideologia contribuisce ad un annichilimento dei suddetti concetti di comunità e solidarietà, in favore di un iper-liberismo individualista se non egoista.

Premesso ciò, come tutto questo impatta sulla percezione che abbiamo di chi ha scelto una via diversa dalla nostra? Semplice: l’altro è un ignorante, un pericolo, un insolente presuntuoso, ed infine diventa, lui (o lei … o qualsiasi cosa si senta), il nemico. Non più il virus, pertanto, ma l’essere umano che rifugge dalla soluzione ritenuta la più corretta per sconfiggere il nemico. Se, pertanto, mi sono vaccinato, il mio avversario più pericoloso è il non vaccinato, che col suo comportamento, potrebbe finire per inficiare la mia battaglia. Viceversa se non mi sono vaccinato, il mio nemico diventa, il vaccinato, considerato come colui che vuole limitare la mia libertà, perché il virus va affrontato così, a viso aperto. In tutti i casi, a gongolare è quest’ultimo, nemico comune di un’Umanità che stenta a riconoscersi come tale.

Delimitando il discorso alla nostra di comunità e Nazione, e ricordando che sarebbe opportuno che determinate scelte, almeno nei Paesi con un condiviso senso della democrazia, fosse univoco, ritengo che debba vigere il principio della responsabilità, senza il quale la parola libertà viene svuotata di qualsiasi significato. Noi tutti siamo soggetti a norme e regole che limitano quotidianamente la libertà che non può essere intesa come espressione assoluta e senza freno alcuno delle nostre volontà. Non è questa la libertà. Essa non può esistere senza la mitigazione della responsabilità personale nei confronti di ciò che ci circonda. A partire da tutti gli altri esseri viventi.

Molti non si sono ancora vaccinati per paura o per ignoranza. Bene, avere paura è legittimo, non avere una conoscenza completa davanti a ciò che a tutti è in buona parte sconosciuto è pura evidenza. Proprio per questo devono riflettere sul fatto che coloro che si sono vaccinati lo hanno fatto, anch’essi, con timore e da ignoranti. Nessuno, nemmeno il più spavaldo degli esperti virologi si è vaccinato consapevole di tutti i rischi che ciò avrebbe potuto comportare. E se lo ha fatto è perché ha avuto paura di ciò che potrebbe significare un incontro ravvicinato con questo virus.

La paura è normale che ci sia, in ogni uomo. L’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, se no diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti.” (Paolo Borsellino)

Io mi sono vaccinato, da ignorante e con timore. L’ho fatto per me stesso, per le persone che mi stanno intorno e perché la scienza e la storia ci hanno insegnato che i virus, quando sono pandemici si combattono tutti insieme, uniti come un pugno stretto. L’ho fatto perché mi sento parte di una comunità. L’ho fatto sapendo di rischiare, ma soppesando le incognite. L’ho fatto senza alcuna certezza assoluta, come quasi tutte le scelte che compiamo nella nostra vita. Beati coloro che credono di sapere tutto!!! I dati che stanno arrivando, grazie a tutti coloro che come me l’hanno fatto, sembrano darci speranze. Solo su questo possiamo basare le nostre possibilità di vincere.

Ma da vaccinato non ritengo degli irresponsabili, e ancor meno dei nemici, coloro che non lo hanno fatto fino ad ora o che non lo faranno in seguito. Non è in questo gesto che si esprime o meno il loro senso di responsabilità. No! Saranno altri i sacrifici che a loro devono essere richiesti in quanto comunque membri di una comunità. Ognuno deve porre le proprie priorità sulla bilancia e scegliere, sapendo, alla fine, di dovere dare conto della propria decisione alla comunità e affrontarne le conseguenze.

Una volta scientificamente provato che la vaccinazione rallenta o frena la diffusione del vaccino, è evidente che non si può pensare di ottenere una qualsivoglia immunità di gregge col “culo” altrui ( e scusatemi il francesismo… gregge). La diffusione maggiore del virus in luoghi chiusi è accertata. Logica vuole, pertanto, che non si possa e si debba vanificare il rischio (e a volte il sacrificio) corso dalla gran parte della popolazione.

Voglio essere esplicito e chiaro. Sono assolutamente contrario, in armonia con i miei principi morali, all’obbligo vaccinale. Allo stesso tempo la libertà senza responsabilità non esiste all’interno di una comunità. Ciò, pertanto, comporta che laddove non possa essere garantito, alle persone non vaccinate, il rispetto delle regole di distanziamento e della protezione (loro in primis) personale e degli altri, queste non possano avere, esclusi casi eccezionali, la stessa “libertà” di movimento di coloro che invece si sono sottoposti al vaccino. I quali però, non potranno essi stessi, pensare, che la doppia dose li abbia catapultati indietro all’estate 2019. La protezione deve essere globale e solidale. Gli uni (tutti) scudo degli altri (tutti).

Ciò non toglie nulla alla dignità come persone di coloro che non sono stati immunizzati, che resta uguale ed indistinta da quella di un qualsiasi vaccinato. Ogni decisione che tocca tutti, all’interno di una comunità, ha delle conseguenze che devono essere valutate. Questo è il principio di responsabilità. Viaggiare con mezzi pubblici, frequentare luoghi al chiuso o dove si creino assembramenti organizzati (eventi vari) ed in particolare tutti i luoghi aperti al pubblico, richiede l’applicazione ferrea e obbligatoria del cosiddetto “green pass“. Capisco bene che ciò diventerebbe molto più complesso negli spazi privati. Se uno organizza una festa a casa propria certamente non può chiedere il pass, ma responsabilità vuole che di questo si facciano edotti gli invitati stessi, affinché essi scelgano se partecipare o no. Non è detto che la troglodita (in onore del capitone) idea del liberi tutti, non comporti limitazioni (autoimposte) da parte di molti. Il ristoratore che si è detto pronto a far sedere, al chiuso, tutti, vaccinati e non, forse non si è reso conto che molti dei primi potrebbero optare verso locali più “sicuri”. Certo bisogna salvaguardare alcuni diritti inviolabili e la dignità della persona. Non possiamo certo chiudere gli ospedali alle cure, in caso di contagio, di chi non si è voluto vaccinare (ma se proprio si volesse usare davvero il terrore …!?!?!). Così come non ritengo attuabile o giusta l’idea, che qualche vice ministro ha paventato, di utilizzare il green pass per accedere ai supermercati. In questi luoghi si dovrebbe solo continuare a far rispettare le regole del distanziamento, dell’igienizzazione e della protezione delle vie aeree. Nessuno ha la possibilità di entrare senza mascherina dentro un esercizio commerciale o di toglierla al proprio interno. Buon senso, responsabilità e rispetto per sé stessi e per gli altri. Sono armi molto efficaci per questo conflitto, altrettanto di quelle fornite dalla ricerca medica.

In un modo o nell’altro questo virus deve essere sconfitto. E la fine di questa guerra non sembra ancora così vicina. La collaborazione, l’unità di intenti e la responsabilità legata al buon senso è l’unica via per riuscirci. Che tutto ciò lo si faccia anche seguendo vie diverse e scelte difformi, può essere accettabile, a patto che ognuno, da individuo responsabile all’interno di una comunità, sappia accettare il peso e le conseguenze delle proprie scelte.

Verde si … ma

Siamo arrivati a quota tredici milioni di download in pochi giorni. Numeri che nemmeno Justin Bieber, Madonna e lo spirito di Michael Jackson messi insieme riuscirebbero mai a fare. E non sto parlando dei Maneskin o dell’ultima stories della Ferragni. No ! Mi riferisco al Green pass. Il certificato che ti permette di baciare la sposa, mangiare sushi alla Comunione della figlia del tuo vicino rompipalle, andare a ballare in discoteca (salvo intese), ma soprattutto che ti consentirà di andare in vacanza!!! (Ma non eravate tutti in crisi?)

La questione è tutta qua. Ora che la cappa di calore ci avvolge. Ora che l’estate è arrivata. Ora che l’afa ci sconquassa. Ora che questo giugno sarà ricordato come il più caldo di sempre, in attesa di quello 2022. Ora che … ci siamo rotti le chiamatele come volete, bisogna partire. Eh ma c’é la seconda dose programmata giusto quando ho lo sconto al Villaggio vacanze. Fa niente, basta la prima, quindici giorni sono passati e come diceva il vate Rovazzi… andiamo a scaricare!

Non so sinceramente quanto siano gli italiani vaccinati con entrambe le dosi ( o con l’unica J&J). Ma sono certo che ci saranno molti più “pass” che dosi inoculate. E non lo dico tanto per. Si tratta di pura deduzione logica applicata alla conoscenza dell’italica indole del… “aspé che mò ti fotto“. Sia chiaro, questo viene favorito anche dalla oramai gestione della situazione “pandemica” da parte di Figliulo & co. La cura catatonico-ipnotica della banda del Drago ha reso quanto più evidente quello che (spero) a molti dovrebbe apparire oramai limpido come un lago alpino. Stiamo navigando a vista. Attenzione!!! Non è che sia una colpa o un’accusa di incapacità. Affatto. Sarebbe oltremodo bello se però ci fosse qualcuno, così coraggioso ed incosciente da spiegarlo per bene alla popolazione.

Dopo il balletto ridicolo su Astrazeneca, sui mix, sulle vax-night e gli open-day, sulle riaperture non riaperture e via dicendo, siamo tornati alle mascherine. Altro balletto inutile. Vi siete chiesti perché in Italia è stato necessario imporre l’obbligo anche all’aperto mentre in altri Paesi, soprattutto in nord Europa ciò non è successo? Semplice: se la primo ministro finlandese spiega che le mascherine sono una misura che serve per ridurre la possibilità di infettare e infettarsi laddove il virus “ristagna” o non è possibile mantenere il distanziamento, il cittadino finlandese metterà la mascherina al chiuso o quando si trova in compagnia di più persone e non la userà quando, solo, sarà a passeggio o a spasso nei boschi. Se il presidente del consiglio italiano spiega la stessa cosa è un liberticida, fa la conferenza stampa per apparire bello, attenta alla Costituzione, è un comunista, è schiavo dei virologi, ci tappa la bocca, ci nega di respirare. Il problema non risiede nell’uso logico e scientifico della mascherina, per altro utilizzata da tante categorie anche per ragioni di igiene e sicurezza sui posti di lavoro, ma nella diversa indole delle persone. C’é chi è abituato a seguire il buon senso e ripone fiducia nelle Istituzioni e chi pensa che queste siano là per fregarlo ogni giorno. Si vede che nel Bel Paese questa seconda specie è più diffusa che altrove. Come dubitarne quando alcuni dei nostri rappresentanti sono così trogloditi da propagandare che le tasse in sé (e non il loro impiego) siano il male. Pensate che bello, un giorno svegliarsi e niente più “mani in tasca degli italiani”. Potremmo uscire finalmente un po’ più ricchi, prendere il tram… ah no! Niente tram. Volevo dire cadere liberi, fratturarci due costole in santa pace e correre in ospedale a farci… ah no, vero… gli ospedali non ci sono. E va bene andare a potare i bambini a scuola …come ? Vero, niente più scuole. Finalmente, ci mancavano pure i banchi a rotelle. No li lasciamo dalla nonna. Ah la nonna si è suicidata perché è rimasta senza pensione. E però …. ditelo!!

Ora nel casino più totale c’é la questione Green Pass e le minchiate non si contano.

Minchiata numero uno. In giro l’informazione parla di dopo la pandemia. Le prime Olimpiadi dopo la pandemia, le prime vacanze dopo la pandemia, i primi viaggi dopo la pandemia. I primi balli dopo la pandemia. Idioti !!! L’italiano è una lingua bellissima che ha un termine per tutto (pure per quelli come voi… Minchioni!!). Esiste la parola DURANTE.

A Tokio si svolgeranno le prime Olimpiadi durante la pandemia. Faremo queste vacanze durante la pandemia e continueremo a viaggiare e ballare durante la pandemia. Chiaro?

Minchiata numero due. Ora, dopo che un quarto degli italiani ha scaricato il certificato “verde”, si stanno rendendo conto che hanno equiparato i buoi alle fragole, le cernie allo stambecco, la papaya alla costata di maiale. Sia chiaro, il certificato sarebbe europeo, nonostante poi ogni Paese si stia organizzando per proprio conto, contribuendo a creare un caos del quale pagheremo le conseguenze nell’immediato futuro, visto che viviamo… durante.

Chi ha completato il percorso vaccinale dovrebbe (ed uso il condizionale) essere potenzialmente più sicuro di essere immune o quanto meno in grado di sconfiggere più agevolmente il covid-19, in caso di infezione. Chi è a metà del percorso, probabilmente non lo è ancora, o forse in minima parte. Chi è guarito non dovrebbe essere più colpito (ma non vi è certezza). Chi ha un tampone molecolare negativo da meno di 48 ore e non è stato vaccinato, sa solo che fino a quel momento non è infetto (ma dal minuto successivo tutto può cambiare). Bene, scientificamente, ad oggi (poi tra qualche mese vedremo) non c’é alcuna certezza assoluta che nessuno di loro possa non essere più contagioso. Tutti potrebbero (chi più, chi meno) essere in grado di ritrasmetterlo. Nel primo e nel terzo caso dovrebbero quanto meno essere meno contagiosi (forse) e più tranquilli in un malaugurato incontro con il patogeno. In questi due casi il green pass, soprattutto per viaggiare è più che giustificato, ma negli altri due?

Terza minchiata: i luoghi covid-free. In seguito alla massiccia vaccinazione della popolazione nei luoghi di villeggiatura si è detto che questi siano diventati liberi dal virus e quindi sicuri. Ma vi rendete conto? Ma avete compreso a cosa servono i vaccini anti covid -19 ? Se vaccino tutti gli abitanti dell’isola della ziapeppa, questi dovrebbero essere ben difesi contro il virus. E basta! Talmente bene che si innalzerebbe sicuramente la percentuale di asintomatici, cioè di pericolosi untori (ne basterebbe uno per consumare l’intera isola in meno di una settimana) che rischierebbero di contagiare i turisti tamponati (e non) in arrivo per godersi il mare a Minchiachebello beach. Finché il virus è in circolazione posti covid-free, soprattutto se invasi da turisti, non esisteranno o potranno esserlo per minuti oppure ore al massimo. Come sempre le conseguenze si riscontreranno nelle settimane successive.

Queste considerazioni non devono però condurre al pensiero che si debba stare fermi o tornare indietro. Solo che non si deve smettere di utilizzare prudenza, buon senso e rispetto nei confronti del prossimo. Non dobbiamo farci fuorviare da un’informazione sensazionalistica che tende a esaltare e deprimere chi la segue più delle radio sportive romane e da una politica scadente che spesso tende a semplificare ciò che è complesso inviando messaggi errati e distorti. Non sembra essere ancora ben visibile, tra una variante e l’altra, l’uscita dal tunnel. L’importante è che ognuno guidi sé stesso con raziocinio, cautela e considerazione degli altri ed il viaggio sarà più agevole e sicuro per tutti.

Punto di frattura

me so rotto er ca

Tira e poi tira, prima o poi la corda si spezza. E non solo quella. I nostri sistemi nervosi rischiano di andare veramente in pappa, in tilt, in black out. Lo stress accumulato in questi lunghissimi mesi inizia a dare preoccupanti segnali d’allarme. Non vi sentite più irascibili? Meno propensi al dialogo? Più vogliosi di qualche vaffa? Non provate un senso di melanconica rabbia? Di frustrante senso di presa in giro? Al quale nemmeno la pratica filosofica vulcaniana (nel senso di sicula) del futtitinni riesce a dare una risposta che sia placativa di questo stato di poco armonica quotidianità, immersa nella pandemia. A meno che non possediate una cospicua “dose” di azioni Pfizer o siate discendenti di Gandhi, probabilmente la vostra risposta sarà… si.

Ecco, dopo un anno e più a spruzzare buon senso da ogni poro, anche il sottoscritto si sente vicino al punto di frattura, nella speranza che ci sia un ritorno. Perché ? Perché? Percheeeeeé ??

Parlez vous français? Se sia oui o non conta poco. In maniera umile e ossequiosamente senza pretese, vi “Proietterò” nella risposta.

me so rotto er ca di leggere che dopo un anno di numeri che significano morti, malati, persone segnate o abbandonate, ci sia ancora chi senta la necessità di riunirsi per il coro della parrocchia spargendo virus a destra e a manca. Avete capito? Il coro della parrocchia!! E poiché ciò accade nel sud della mia Sicilia, lo dico in maniera più chiara. Ma chi minchia vi pigghia? Vi devono fare i disegnini per spiegarvi che se vi mettete uno accanto all’altro a cantare vi sputazzate nella faccia, emerite “personcine adorabili” (è francese ricordatevi di tradurre). Risultato (parziale) una ventina di contagiati e qualcuno senza ciatu in terapia intensiva. Manunniputemusabbari.

me so rotto er ca di leggere di ragazzi in quarantena, perché positivi, che a Pasquetta organizzano la grigliata invitando una ventina di amici, totalmente ignoranti (nel senso che non sapevano lo status del deficiente) ovvero semplicemente deficienti (in quanto non ignoranti). Ma perché la grigliata? Non sarebbe stato più cool organizzare una gara di tuffi dal tetto? Ah, non c’era la piscina? Megliooooo!! Ma me so rotto er ca de più, sapere che sto tipo rischierebbe solo tre annetti di carcere (cioé a casa… a fare grigliate). E questo perché era in Brianza. Fosse stato di Shangai … ahi…ahi…ahi!

me so rotto er ca di vedere la gente daltonica alla salute della Comunità, basta che ci sia la loro. Osservano i passaggi di colore (che hanno egualmente rotto er ca) diventare paralleli al loro stato di forma dopo le feste pasquali. In tre giorni prendono cinque chili che poi smaltiranno in tre mesi. Allo stesso modo, è stato dimostrato che per diventare zona rossa partendo da quella bianca basta un battito d’ali di farfalla a Selargius. Il cammino inverso, invece, è arduo come imitare Magellano nel tentare di circumnavigare il Globo terraqueo. Vi faccio spoiler… lui non ce la fece.

me so rotto er ca di sentire i profeti del riapriamo subito in sicurezza. Sicurezza di chi? Di cosa? Di aumentare la diffusione del covid-19? Egli non aspetta altro. Ma vi rendete conto che chi lo ha fatto è perché ha veramente chiuso tutto per mesi ed anche per pochi casi? In Australia, precisamente a Brisbane, dopo mesi di chiusura totale, tre settimane fa, hanno individuato sette casi, dicesi SETTE. Orbene, hanno chiuso la città per tre giorni. Tutti dentro casa. Dicesi Lockdown. A Milano (città) da settimane ci sono centinaia di casi al giorno e si festeggia il passaggio da rosso ad arancione, cosi possono andare dall’estetista. Pirlaaaaaaaaa!!

me so rotto er ca di quelli che parcheggiano impedendo il passaggio pedonale e molto di più di quelli che occupano le rampe per disabili. Che c’entra col virus? Nulla! Ma con l’ansia che c’é in giro qualche rigata di chiave in più si rischia. Di buono c’é che se hai un’autocarrozzeria aumenta il lavoro. Sempre che possano rimanere aperte.

me so rotto er ca di sentire che dobbiamo salvare la prossima festa, e poi quella dopo e quella dopo ancora. L’unica cosa da salvare erano le vite umane e così facendo avremmo salvato anche il lavoro e l’economia. Andando, invece, un mese di qua ed una settimana di là, senza chiarezza alcuna per nessuno, abbiamo fatto solo uno slalom speciale, prendendo, però, tutti i paletti di faccia.

me so rotto er ca di un’informazione monotematica che ha messo pure la morte del principe di Edimburgo a sesta notizia dietro la seicentesima replica giornaliera del decremento percentile dei tamponati complessivi rispetto al dì precedente, in rapporto all’aumento dei ricoveri negli ospedali mai costruiti della Basilicata.

me so rotto er ca di quelli che… bla bla bla… dopo un anno non hanno compreso che se ci fossero stati loro a decidere, saremmo tutti morti. Perché soluzioni semplici a problemi estremamente complessi non esistono.

me so rotto er ca di coloro che, in gregge, continuano a ripetersi… andrà tutto beeeeeneeee. Noneeeeeeee !!! Proprio per niente! Dopo mesi e mesi di osservazione dell’italica gente posso affermarlo con una precisione matematica simile all’efficacia di una vaccino Moderna.

me so rotto er ca del televirologo. Un mese, due, tre, va anche bene … poi come dice Cetto Laqualunque: “Ci avete strumatu i cugghiuna, ” … senzadubbiamente.

me so rotto er ca dei webinar, che son utili, sì. Ma poi devi poter stare faccia a faccia con altri. Insomma devono essere una scelta conveniente, non un obbligo sanitario.

me so rotto er ca di non potere abbracciare, di non poter uscire, di bere in compagnia degli amici, del semplice babbiu, di non poter stare tra la gente, di non poter vedere un concerto rock, dal vivo, cantando con migliaia di persone come fossimo uno, e non solo ognuno sul proprio divano. Ci dicono che dobbiamo tener duro, che manca poco. Ma non sarà così. Creare illusioni porta a scompensi e frustrazioni che sarà sempre più difficile gestire. Oramai, come dicevano gli ascendenti di Carlo Magno… nun ce ripijiamo manco co’ ‘na cinepresa.

A tante cose che fino a ieri sopportavo con pazienza, adesso dico… no, basta!! L’altro giorno ero talmente fuori che ho litigato di brutto con lo specchio. E sapete cosa gli ho detto? Nu’ me rompe er ca !

La scala delle (de)responsabilità

Quanto segue necessita di una doverosa quanto aprioristica precisazione. Abbiamo il dovere di fidarci della scienza e, nello stesso tempo, il diritto di valutarne eventuali problematiche solo se possediamo la cognizione di causa per poterlo fare. Viceversa, se ognuno di noi mettesse in discussione ogni cosa, solo per il legittimo diritto al dubbio che l’essere umano intelligente possiede, sarebbe il caos in qualsiasi campo dello scibile. Compresa la stessa esistenza dell’essere umano. Una cosa è essere socratici altro è voler scimmiottare le sceneggiature dei Wachowski per ogni argomento. Detto ciò, applicando l’unica regola autoimpostami sin dall’inizio di questa maledetta pandemia, cioè quella del buon senso, qualcosa in merito alla campagna vaccinale mi “scappa” di dirla. Lo faccio sempre nel rispetto delle decisioni assunte da chi si occupa della gestione di qualcosa che potrebbe apparire facile ma che, senza dubbio, può non esserlo laddove vi siano fattori che ne impediscano il fluido dipanarsi del piano.

Ci sono dei dati che non possiamo ignorare, peculiarità riscontrabili nel nostro Paese da evidenziare, anche per non fare inutili paragoni con altre realtà, e la certezza che la guerra al Covid-19 non è finita e non finirà nemmeno molto presto. Questo perché ancora oggi non abbiamo la conoscenza completa di un virus che continua la sua marcia inarrestabile nell’intero Pianeta, adattandosi all’ospite in maniera mutevole. Ancora oggi sembra un passo (o due) avanti all’Uomo. D’altro canto quest’ultimo è non solo più complesso, ma tende a dividersi per sua natura favorendo l’avanzata del “nemico”.

Ho pochi dubbi (non nessuno) sul fatto che la vaccinazione di massa sia, in questo momento la soluzione più immediata per consentire una sorta di ritorno ad una certa normalità, se non proprio allo status quo ante, delle nostre vite. Sappiamo per certo che gli immani danni che la pandemia sta ancora provocando non si fermano ai milioni di morti da piangere, ma a tutta una serie di conseguenze economiche, sociali, sulla salute delle persone, e non solo quella mentale, che sconteremo per anni e anni. Fermarla o renderla innocua nel più breve tempo possibile deve essere un imperativo categorico. Quel che poco mi piace è la comunicazione che gira intorno a tutta la macchina.

Bisogna comprendere i rischi di una campagna vaccinale ancora allo stato sperimentale che, poco alla volta, si adegua a nuove risultanze empiriche. Queste necessitano di tempo per poter assumere i connotati di “certezze” scientifiche. In merito all’efficacia dei diversi vaccini su grandi numeri, i risultati si potranno vedere solo tra qualche mese, una volta che in buona parte del Mondo la popolazione sarà “immunizzata”. Gli effetti a breve termine potranno essere evidenti, quelli a lungo periodo… no! Nessuno può pretendere di conoscere come influiranno come schermatura virale e sulla nostra salute a distanza di anni, osservandolo per pochi mesi. Quello che può essere affermato senza alcun dubbio è che grazie agli introiti economici esorbitanti delle aziende che stanno sviluppando questi vaccini, ci aspettiamo, da una parte, un maggiore investimento in ricerca, non solo nel campo virologico, dall’altra un perfezionamento degli stessi vaccini nell’immediato futuro. E in Italia ?

Se ci stiamo attrezzando per essere autosufficienti dal punto di vista produttivo (e qui qualche dubbio mi viene), d’altra parte avendo partecipato in seno all’Unione Europea, nelle trattative per l’approvvigionamento dei vaccini, ci ritroviamo con problematiche di ogni tipo. Queste sono aggravate dalla iattura di una sanità regionalizzata (saremo eternamente “grati” a Bossi e D’Alema), una maggioranza parlamentare Ar-lecchina (serva di un padrone solo, però), e probabilmente delle predisposizioni genetiche diverse rispetto a popolazioni di altri Paesi. Non entro nel merito di questo o quel vaccino, poiché le cose sono risapute. Non farò quindi nomi e/o pubblicità a questo o quell’altro.

Ciò che mi preme sottolineare è che non può più bastare dire che certi “effetti collaterali” siano nella norma (lità), quando abbiamo raggiunto numeri superiori al Regno Unito che ha già vaccinato metà della popolazione. Senza contare la confusione generata dai diversi governi che sospendono e cambiano le regole e dagli stessi Enti di controllo che quotidianamente aggiornano il quadro. Ma l’ho detto, siamo in una fase di osservazione empirica. Perché nasconderlo? Dobbiamo comprendere che certe “fatalità” sono di gran lunga, anzi tantissimo, anzi ancor di più, inferiori al prezzo che paghiamo giornalmente a causa del virus (e solo contando il numero di vite perse). La scelta, ragionando in termini esclusivamente numerici e di probabilità, e di benessere collettivo, non può essere che una sola: quella di accettare la vaccinazione. Non sfugge il fatto che se un certo vaccino oggi è visto come potenzialmente pericoloso, seppur voglio ripeterlo, per una minima parte dei vaccinati, e venga continuamente difeso dalla “scienza” è perché questo rappresenta la riserva maggiore delle dosi acquistate dall’UE (e quindi dall’Italia). Vale a dire, che al momento, dovessimo bloccarne le inoculazioni, il piano delle 500mila dosi giornaliere andrebbe in frantumi e la “libertà” tanto agognata sarebbe spostata ben dopo l’estate (che già oggi mi sembra quasi un’utopia o una programmata scelta folle.)

Ritengo però inaccettabile la deresponsabilizzazione scalare che si è messa in atto. Soprattutto nel momento in cui è la popolazione stessa a fungere da osservatorio empirico. L’essere sottoposti alle superiori autorità non rende la nostra vita meno libera o democratica, ma solo più sicura e meno caotica. A patto, però, come avviene in democrazia, che la stessa autorità sia sottoposta alla legge come chiunque e che sia responsabile del proprio operato. E non parliamo solo di politica. Se andando dal medico gli riferite che siete allergici ad un determinato farmaco o componente, ed egli nel prescrivervi una cura vi fa assumere quello stesso componente, magari presente in un farmaco diverso, mettendo a rischio la vostra vita, non può che assumersene la responsabilità, in quanto ai vostri occhi autorità scientifica in cui riporre fiducia. Orbene, nell’ambito di questa campagna vaccinale, abbiamo notizia che le stesse case farmaceutiche sono state contrattualmente deresponsabilizzate circa l’efficacia e la sicurezza delle dosi, in virtù di una posizione di forza nella trattativa. I governi da parte loro si sono deresponsabilizzati in merito alle scelte di questo o quello basandosi sulla disponibilità. Ai medici, il nostro, ha fornito uno scudo penale che li rende impermeabili alla pioggia di cause nelle “infinitesimali ?” problematiche che possono assurgere nel post vaccinazione. Persino gli inoculatori che non saranno solo esperti infermieri, ma anche farmacisti, biologi, ostetriche e chissà quale altre categorie, usufruiranno dello stesso trattamento. A chi resta allora la responsabilità del tutto? Questa è scaricata sul singolo soggetto che firma una liberatoria erga omnes nel momento in cui altri gli dicono quando, dove, come e con cosa ognuno debba essere vaccinato.

Se dico che la comunicazione è entrata in cortocircuito mi riferisco proprio a questo aspetto. E siccome seguo le leggi dello Stato, ma anche quella del buon senso, allora fatemi dire che pur cosciente di tutto quello che è successo fino ad ora, se la mettete su questo punto, il vaccino me lo voglio scegliere da me. Ovviamente consultando i miei di medici e/o scienziati. Non può bastare solo la libertà di potermi o no vaccinare, per poi trattare chi opta la seconda scelta come un cittadino di serie B o un pericolo pubblico, considerato che scientificamente non è stato provato che chi è vaccinato non possa trasmettere il virus. Seppur nell’ambito di una protezione sociale, questi vaccini rappresentano una difesa egoistica, l’esatto contrario della mascherina. Proteggono chi lo fa. Ad uno Stato che mi mette in questa condizione, non resta che attrezzarsi per rispondere ad un diritto di ogni cittadino, quello sì della salute, ma anche di avere delle autorità con la A maiuscola che non rifuggano dalle loro responsabilità. In caso contrario, il rischio di un fallimento della campagna antivirale potrebbe palesarsi più probabile del previsto. L’eccezionalità della situazione non sfugge a nessuno, ma non per questo devono venir meno responsabilità, coraggio e chiarezza. Mai !!

L’anno più lungo … Sanremo 21 – il pagellone

Anche quest’anno Monday’s Spotlight ha seguito il Festival per voi.

Se lo avete seguito tutto, sicuramente starete buttati su qualche divano a recuperare le ore di sonno perse. Stavolta la kermesse canora (e non solo) è stata veramente lunga con un elenco di ospiti che, li avessero sistemati come pubblico, avrebbero dovuto aprire pure la galleria. E siccome l’Amadue con Ciurin Ciurello ha previsto un elenco di cantanti ancor più lungo del solito, a differenza sua non mi dilungherò oltre e procediamo subito con le votazioni a freddo. Non senza aver detto, prima, che alcune le ho risentite anche versione studio, considerato che al di là dei meriti e demeriti delle varie esibizioni, è stato dal punto di vista tecnico il peggior festa a memoria mia. Tanto che alcuni hanno pensato che i fonici gestissero in home working.

Aiello – Ora Primo, in ordine alfabetico, degli esordienti nella manifestazione e primissimo, ma non il peggiore, dei superflui. La sua presenza a questo festival la considero ectoplasmatica. Banalità – Voto 3

Annalisa – Dieci Delusione. Ok il look che osa, però ha potenzialità che non sempre riesce ad esprimere. Si sovraespone troppo. Cioé ha fatto fin troppi Sanremo per la sua giovane carriera. Dovrebbe presentarsi solo con cavalli vincenti e questo senza dubbio non lo era. Per il resto è bravissima come sempre.  Voto 5 + 

Arisa – Potevi fare di più  Come dice il titolo della canzone di Gigi d’Arisa… senza dubbio!! Ma molto di più. Per esempio non cantare la solita lagna di D’alessio che invece è venuto con un manipolo di guaglioni rappeggianti conciato come Fonzie in libera uscita da un pensionato. La voce (nel canto) è come al solito ai limiti della perfezione, ma il pezzo è veramente brutto!!  Voto 3

Bugo – E invece sì La sua fuga sul web è seconda solo a quella di Bach e di Steve McQueen.Fosse stato un genio avrebbe dovuto lasciare il palco pure quest’anno dopo trenta secondi. Avrebbe fatto il botto. Certo, ci sarebbe stato il rischio che non lo avrebbero più chiamato al Festival . Sicuri che non sarà lo stesso dopo averlo sentito ? Voto 3

Colapesce e Dimartino – Musica leggerissima Andando a dormire dopo i primi ascolti era il ritornello che cantavo a letto, stamattina la prima canzone sentita alla radio, la prima cantata da mio nipote (che dice di preferire i Maneskin, ma intanto…), la prima per la sala stampa (premio Dalla), la prima per il televoto tra quelli che non sono sposati con un’influencer milionaria che sposta più voti di quelli che servono per diventare segretario del PD. Aggiungeteci sette medaglie d’oro mondiali che vi fanno una carinissima coreografia e otterrete la MIA personalissima scelta di questo Sanremo. Il pezzo che parte (malino) che sembra una cover dei Tiromancino suonata dagli Audio 2 con la faccia degli Zero Assoluto, con l’ingresso della ritmica, si trasforma in un pezzo disco con atmosfere da pista anni 70′ dove Nadia Cassini e Gloria Guida volteggiano beate. Le rotelle mi hanno riportato un po’ al Tempo delle mele. Insomma, leggerissima, ma paracula come poche. Non garantisco sulla tenuta nel tempo.  Voto 8 e 1/2 

Coma_Cose – Fiamme negli occhi– Mai visti né sentiti prima, altri rappresentanti dell’ampia pattuglia di esordienti dell’Ariston, sono da tenere d’occhio. La canzone ha poco a che vedere con la musica italiana. Strizza invece l’occhio ad atmosfere di folk/rock statunitense (tipo The Lumineers), senza entusiasmare particolarmente. Potrebbe essere una di quelle ad ampio spettro radiofonico. Sicuramente da risentire. Voto 6

Ermal Meta – Un milione di cose da dirti Il gemello di LP non riesce a staccarsi da un cliché melenso classic-festivaliero con tanto di testo ruffianeggiante, con frasi ad effetto come se le avesse scritte Petrarca per Francesca. Il risultato è una canzone che molti ameranno ascoltare, ma che sinceramente, in un momento di depressione per l’Intero Paese, se ne potrebbe anche fare a meno. Voto 5 

Extraliscio feat. Davide Toffolo – Bianca luce nera L’incontro tra la musica da balera romagnola e l’allegro ragazzo defunto partorisce qualcosa che potrebbe sembrare divertente ma che mi ha fatto addormentare sul divano. Fate un po’ voi. Voto 4

Fasma – Parlami… più inutile di questo soggetto che canta, a Sanremo ci può essere solo un venditore cinese di fiori finti. Mi sono massacrato per andare oltre il ventesimo secondo di canzone. Preso psicofarmaci per sentirla fino al minuto. E fatto legare dalla ciurma all’albero maestro con catene di vibranio wakandiano per portarne a termine l’ascolto.   Voto 1 (ma di grande, grande stima)

Francesca Michielin e Fedez – Chiamami per nome  Il brano che è stato più penalizzato dall’orchestra. Ascoltate l’arrangiamento originale ed acquisisce tutta un’altra atmosfera. É persino piacevole. Certo Fedez live è un ossimoro e l’emozione del debutto sanremese si vedeva tutta. Così come si è visto tutta l’influenza dei propri (e consorte) followers nel televoto che hanno catapultato la coppia dalla seconda parte della classifica al podio in una solo serata. La canzone in radio spaccherà di brutto e sinceramente le sole ed uniche cose carine del marito della Ferragni sono quelle che ha fatto con la Michielin. Voto 6 1/2

Francesco Renga – Quando trovo te L’Antonacci del festival. Come è possibile che uno che ha fatto parte dei Timoria e che ha quella voce si presenti davanti al pubblico con pezzi così …così … così…  va bene lasciamo perdere.  Ciccio ma vederlo da casa ?

 Voto 2

Fulminacci – Santa Marinella Noia allo stato puro ed altro esordio che mi sarei risparmiato alla grande. Che dire? La canzone scorre come se fosse un sottofondo di un qualsiasi spot per una crema antiemorroidale . Voto 3

Gaia – Cuore amaro Devo risentirla. Stimo troppo questa ragazza (dai tempi di XF) per pensare che abbia portato una cosa che non mi attira per nulla. Ma proprio niente. Per ora cara mia non posso dare di più. Con l’aggravante di aver voluto riecheggiare…Elettra… la regina dello scorso Festival …ma qui scompari tu.  Voto 4

Ghemon – Momento perfetto Questa è una di quelle che migliora con l’ascolto. La prima volta fa cag…e, la seconda insomma. La terza inizia a piacicchiare. Poi si arriverà ad un punto in cui quando la passeranno alla radio non cambierò canale. Da qui a sentirla volontariamente forse ce ne passa…però non disperiamo. Voto 6 

Gio Evan – Arnica Ma dovevano esordire tutti quest’anno? per forza? Certo non arriva alla banalità di Aiello, ma non è che abbia un pezzo da strapparsi le vesti. Anche questo nel dimenticatoio dei pezzi di Sanremo. Voto 4 –

Irama – La genesi del tuo colore L’Enrique Iglesias delle ultime estati italiane è stato un ologramma colpito (nell’entourage) dal covid. Non mi va di giudicare la prova generale. Il pezzo, ascoltato in versione studio, tirerà molto tra i suoi giovani fans. A me non è che dica poi così tanto. Voto 4 

La Rappresentante di Lista – Amare Molti hanno parlato di tanta musica Indie. Oggi, che ognuno di noi potrebbe persino prodursi un video musicale, questo termine è abusato. L’unico gruppo Indie sul palco erano proprio loro. La canzone non è nemmeno tanto male e loro sono stati bravi nel presentarla. Voto 6 + 

Lo Stato Sociale – Combat Pop L’unità del gruppo. Preceduto da una serie di singoli dei diversi componenti, stavolta lo Stato Sociale che, nel mainstream mediatico, aveva delegato a Lodo Guenzi la propria immagine, ritorna nel comunismo poppettaro. Nel pentastellismo dumasiano dove uno vale uno, e se tutti son per uno, uno lo è per tutti. Il brano prende ma non ha più l’effetto sorpresa. Voto 6 1/2 

Madame – Voce Esordio atteso e più che giustificato. Però, anche da lei mi sarei aspettato (assai) di più. O forse di meno. Secondo i punti di vista. Troppo attenta all’immagine per una che ha scritto e cantato 17 e Baby, due dei suoi brani migliori. Questo forse è un po’ troppo ed al tempo stesso troppo poco. Poteva osare di più in un senso oppure essere ancora più easy nell’altro. Ha scelto una via di mezzo. Chissà che non sia la via giusta per una definitiva consacrazione. Voto 7

Malika Ayane – Ti piaci così A me piace così, leggera, elegante, ritmata. Bel pezzo che si fa ascoltare. Stavolta non si perde in fronzoli di estetismo musicale. Niente vocalizzi spinti. Buonissimo pezzo di una già brillante carriera. Voto 7

Maneskin – Zitti e buoni Hanno vinto e quindi tutti zitti e buoni. Damiano, che attizza le signore dai 16 a 96 anni, Victoria, Thomas e l’indios Ethan dal 2017 sono migliorati tantissimo, nonostante si fossero presentati, gli ultimi tre al liceo e minorenni, come spacca palchi sin dal primo pezzo a XF11. Non è un grandissimo brano (solo molto buono) ma loro sono dei live performer spaziali per la loro età. Non mi aspettavo vincessero, nonostante tifassi per loro. Quando ho letto della loro partecipazione a Sanremo a sei mesi dall’uscita del loro brano più bello (a mio parere) mi sono domandato perché? Se avessero portato Vent’anni sul palco avrebbero raso al suolo la concorrenza. Però, riflettendoci, questo è meno adatto ad un pubblico più generalista e quindi più testante. E hanno spaccato. Quindi mi sto pure io Zitto e buono in attesa di poterli andare ad ascoltare dal vivo. A proposito nonostante i sold out di questi anni, non hanno mai voluto atteggiarsi a divi cercando gli stadi (tipo quell’ultimo dei miei stivali) , ma un passo alla volta. L’età è dalla loro. Voto 8 al brano e …. 10 a loro

Max Gazzè e Trifluoperazina Monstery Band – Il farmacista  Lui è sempre spettacolare, nel senso etimologico del termine. Ma è talmente Gazzè nel suo cantare in sei tonalità canzoni che sembrano impossibili che alla fine non desta più pathos. Te lo aspetti proprio così. Voto 6 1/2 

Noemi – Glicine  L’avrei vista volentieri sul podio anche stavolta. La canzone è bella, lei ha una voce che la governa a meraviglia e la trascina in un crescendo emozionale. Altro centro della prima scoperta di XF (e non è vero che non serve a niente…anzi). Voto 7 1/2

Orietta Berti – Quando ti sei innamorato Più cool di tutti i rapper messi in insieme, con i tirapugni diamantati e la mise da faraone dell’ultima sera, così trasgressive che Achille scansate proprio. Con una voce così precisa che le note si scrivono da sole sul pentagramma. Che le volete dì ? Certo la canzone arriva dritta da qualche edizione del festival di sessant’anni fa. Ed è soprattutto quella che ne ha combinate i più con la stampa. Non collaborerà coi naziskin né con Ermal MetaL , però sembra che abbia colpito il cuore di Fedez … E noi saremo qui ad aspettare. Voto 6 (10 alla signora Berti e 2 alla canzone)

Random – Torno a te L’unica spiegazione è nella locuzione nomen omen . Non può essere altrimenti. Questo è stato scelto dal Direttore artistico sfogliando a ca…o di cane dall’elenco telefonico, perché dai balconi dei miei vicini, nella scorsa primavera, si sentiva di meglio.. Ma stiamo scherzando?  Voto 1

Willie Peyote – Mai dire mai (La locura) Ecco l’ultimo degli esordiente, ed uno dei pochissimi per cui si possa dire… ne è valsa la pena. Pezzo orecchiabilissimo, ma non comprensibilissimo. Ha preso da subito, viste le classifiche. Direi che nella sua essenzialità ha lasciato un minimo segno. Voto 6 1/2

Certo se dovessi esprimere un giudizio o un voto per tutti gli ospiti che si sono avvicendati durante le cinque serate, dovrei scrivere un’enciclopedia a volumi. Mi auguro che il prossimo anno ci possa essere un Sanremo tra la folla, con meno cantanti e con una gara meno interrotta dallo spettacolo. Perché lo share conta, ma anche il sonno degli italiani che non è tranquillo da tempo. E se non siete d’accordo con qualcosa… dite pure, non m’offendo mica.  

Conversione a U

Avvertenza, le descrizioni che seguiranno non sono consigliate alle persone facilmente impressionabili, ai deboli di stomaco o ai portatori sani di ingenua dabbenaggine. Se, pertanto, pensiate di essere facilmente preda di ciò, astenetevi dal continuare la lettura e ordinate in edicola l’ultimo capolavoro di Giulia De Lellis, senza dubbio più rilassante. Se, invece, ve la sentite di rischiare avventuratevi in questo scottante viaggio nel paranormale.

C’é un allarme diffuso in tutto il Pianeta che sta mobilitando anche i servizi segreti delle maggiori (e anche le minori) potenze mondiali, CIA in testa. Ancor prima, infatti, che sia andata a pieno regime la vaccinazione anti sars-cov-2 nel nostro Paese, quindi escludendo si tratti di un effetto collaterale delle suddette inoculazioni, sono stati segnalati centinaia di strani avvistamenti al limite delle allucinazioni, da parte di individui, sani e senzienti, non certo mitomani da strapazzo.

Alcune di questi strani avvenimenti riguardano il Festival di Sanremo. Molte fonti attendibili confermano l’iscrizione all’ultimo momento, per partecipare alla competizione canora, dei BB boys. Un duo trap formato dal deputato Borghi e dal senatore Bagnai che porteranno sul palco dell’Ariston, in gara, un pezzo di ispirazione cotugnana, dal titolo … “L’Europeo“. Obiettivo dichiarato, vincere il Festival, ma solo per poter partecipare allo European Song Contest in mezzo ai cantanti del resto del Continente, loro vero obiettivo sin dalla prima legislatura e dal battesimo nelle acque del dio Po. Nonostante le proteste di Fedez e di quelli lì (che non so chi minchia siano), che vedono nel duo a dodici stelle un pericolo per la loro affermazione, i BB boys sembra siano stati ammessi. Come recita, quindi, il testo del loro brano, tutto drum machine e auto-tune, “lasciateci cantare, perché ne andiamo fieri, siamo europei, europei veri … yo yo frà“.

Preoccupazione di tutte le marine militari destano, altresì, i ripetuti avvistamenti nel centro del Canale di Sicilia di un’imbarcazione di una ONG fino ad oggi sconosciuta, la “O mia bela Madunina“, guidata dal Capitano in persona che con mojito in mano e la maglietta del Che Guevara sotto un loden tecnico, fieramente mostrato, gira in tondo alla ricerca di disperati, in fuga dal Continente africano. Li deve salvare, affinché possano essere (de)portati in un nuovo comune, sito lungo il principale fiume italiano, nella ex Padania, chiamato Riace del Nord. Tale località, ha una giunta monocolore con ben due assessori con delega all’accoglienza e all’immigrazione, con una tale faccia di … bronzo da essere diventati famosi come i Bronzi di Riace del Nord. Purtroppo per lui questi sconvolgimenti del Multiverso stile Marvel non hanno trovato sponda dall’altra parte del canale. Arrivati sotto l’imbarcazione, infatti, i poveri naufraghi non erano stati informati della conversione a U. E una volta inquadrato chi fosse colui che lanciava loro le ciambelle di salvataggio alla nutella, e tutte morsicate, centinaia di migranti hanno preferito far rientro a nuoto in Libia, tra lo sconcerto dei marinai in divisa tricolore ed il dolore del capitano.

Lo stesso è stato avvistato l’ultima volta a largo di Malta dove è stato fermato perché il porto era chiuso (ma temporaneamente per lavori di dragaggio) ed anche perché il suo tasso alcolico era troppo elevato per le leggi del mare maltesi. Sembra abbia detto per radio “Quindi se bevo dodici mojito non posso guidare la nave ? Ah no? Ah no?” Al settimo “Ah no?” è stato tratto in fermo dalle autorità locali e rilasciato con l’arrivo del bongiorno (non l’avvocato, proprio il sole che sorge da est). Maledicendo gli avi di Rita Pavone, nella cella temporanea, lo hanno sentito fare l’elenco delle cose belle che avrebbe messo a disposizione dei migranti, in Italia:

  • la Flat tax patrimoniale
  • i banchi a rotelle con l’incentivo rottamazione
  • la cassa integrazione da morto
  • il reddito di cittadinanza di ottanta euro al mese
  • una banca cooperativa rotta
  • il corso di inglese a fascicoli “ferst riecscion sciòc bicos”
  • un euro a testa ma solo per i primi quarantanove milioni di sbarcati
  • l’immaginetta di Papa Francesco
  • una settimana di lezioni su come si diventa simpatici a cura della scuola politica di Carlo Calenda
  • una copia del regolamento di Dublino con rilegatura in pelle di daino
  • la versione cinese della maglietta di Ibrahimovic
  • una pensione a quota 160
  • lo spread ai minimi storici
  • un giro in barca lungo il Po con spettacolo (live) di Mariano Apicella

Lo sciòc deve essere stato talmente forte che tornato in Patria, è stato avvistato a Calatafimi, dove si dice abbia passato mezz’ora a twittare delle foto di cruditè di verdure all’olio santo. Successivamente riferiscono spaesati seguaci, avrebbe scritto una petizione e fattala siglare dai suoi nuovi alleati di Leu, prima firmataria Laura Boldrini, l’avrebbe inviata alla HBO per chiedere di rigirare l’ultima stagione di Games Of Thrones, perché il finale non è che gli sia piaciuto tanto, al grido …”la madre dei Draghi non si tocca“. Altri lo hanno visto precipitarsi, infine, al Senato per depositare un nuovo disegno di legge allo scopo di allargare la platea genitoriale sulle carte di identità fino al genitore 23. “Dovrebbero bastare” gli ha confermato Romeo, per quanto Centinaio avrebbe spinto anche oltre 99, ma poi avrebbero dovuto stampare carte di identità a volumi e per tanto hanno preferito fermarsi al 23.

Cosa sia questa allucinazione collettiva che ha colpito così tante oneste e brave persone non è stato ancora scoperto. Gli scienziati di tutto il Mondo potrebbero tentare di spiegarlo, ma poi arriverebbe Giletti, ospitando il primo che passa e la scienza andrebbe a farsi benedire. Meglio che pensino al covid-19, che tanto il capitano lo si riesce a gestire anche senza vaccino. Prima o poi il gregge si immunizzerà alle sue imprese. E per quanto qualcuno all’interno di questo sia stramazzato al suolo per labirintite, non reggendo le continue giravolte del pastore, un’idea del motivo di questi fenomeni illusionistici la si potrebbe individuare. C’é chi dice che non ci sia un solo motivo in particolare. Sono d’accordo, anche io penso possano essere tanti. Cominciate a contare… fino a 209 miliardi ne avete di tempo.

Stress Test

Buon anno nuovo a tutti. Come state? Certo avete ragione passo alla domanda di riserva. Questo prolungamento del 2020, e vi avevo avvertito, sembra far andare le cose di male in peggio. Suvvia non perdiamo la speranza, come dicono nelle riunioni di consiglio gli altri ministri. Aggiungerei che principalmente non dobbiamo perdere la ragione, la lampada che illumina il cammino. E se vivete a Messina, questo è un esercizio che richiede tanta pazienza ed una applicazione maniacale. Che ne volete sapere voi che non vivete nella mia città dei danni psichici che questa pandemia ha diffuso tra la cittadinanza. Capisco che anche in altri luoghi non si stia granché tranquilli. In queste giornate, poi, che è tornata la minaccia fantasma (cit. questo Blog settembre 2018), il mr. Bean della politica italiota, e non per somiglianza fisica, mi riferisco proprio alla str…..ine insita nel personaggio … C’è poco da stare sereni in ogni luogo dello Stivale. Nessuno sembra comprendere il perché abbia deciso di creare un putiferio istituzionale giusto in questo momento. Tanto, esiste qualcuno in questo Paese disposto a credergli? Difficile da pensare. Però … eh sì! C’é un però. Magari a casa vostra, nella ridente località in cui abitate e/o lavorate, siete costretti a fare i conti (non è voluta) con le bastardate tra coinquilini di governo (alleati mi sembra eccessivo) con i dpcm, i decreti legge e applicativi vari, con le diverse sfumature dei colori con i quali questo esecutivo ha deciso di dipingere il Paese. Avete presente quanti colori esistono? Gestirne solo tre può essere complicato ma non un problema insormontabile. A meno che …

Dicevo, a meno che, voi oltre ad abitare nel territorio Italiano, attualmente governato dall’Esecutivo del professore Conte, non viviate nella regione Sicilia, quella, che sta giù in fondo, avete presente? Che si dice, abbia pure uno statuto speciale, molto speciale. In tal caso, a tre colori giallo, arancione e rosso, aggiungete pure il nero del governo regionale, quello retto dall’avvocato Nello Musumeci. Nero non nel senso di fascista, ma di prospettive e umori che conferisce. Eh già, proprio lui, quello di un giorno “chiudiamo tutto e non entra nessuno”, e il giorno seguente “venite a fare tutti le vacanze in Sicilia che vi regaliamo notti in albergo“. Quello delle deroghe per ogni decisione “sinistra” del governo, sulle discoteche, sulle scuole, sulle comunicazioni dei posti in ospedale, sui viaggi, sulle mascherine, persino le deroghe sulle deroghe. Un uomo che in questi mesi ha sempre tenuto la barra dritta nella gestione della pandemia. Si è sempre solo e soltanto coerentemente lamentato. Se la Sicilia è in zona gialla… “perché non siamo in rossa?“. Se viene inserita in rossa… “perché non siamo gialli?” Se poi il governo si azzarda a mettere la Sicilia in arancione, apriti cielo… guerra!! E per forza, la zona può essere arancione, ma solo nella parte orientale, mentre in quella occidentale (e centrale) dell’Isola deve essere aranciona, altrimenti non lo vota più nessuno (e dire che di motivi in tal senso ce ne sarebbero a bizzeffe). Risultato, ad ogni norma del governo centrale ne viene parallelamente codificata una regionale, giusto per rendere più tortuosa la già complicata comprensione, e relativo calendario, di cosa si può e cosa non si potrebbe fare una volta che avete sentito la diretta del Pdcm e relative domande, per la maggior parte idiote, da parte dei giornalisti scelti.

Avete ragione, non è una tragedia. In fondo basta rivolgersi a qualcuno dei tanti esperti di diritto comparato che si trovano su Facebook o all’istituto giuridico dell’Università ed il problema è risolto (meglio FB… sono più divertenti). Dite? Ah già, non tutti voi sapete che io non solo vivo e lavoro in Italia e più precisamente nella regione Sicilia, ma se devo andare nel particolare, risiedo nel comune di Messina. Da un anno e mezzo divenuto, democraticamente (cioè per tafazziana scelta propria) provincia dell’Impero ciumedinesiano, feudo del castro Reame del colle della pernacchia, capitale del sindacabile Califfato sociale (non socialista) della ciaramella. In parole povere siamo tutti “incatenati” in un sogno o incubo (dipende dai punti di vista) senza soluzione di continuità che in un caso o nell’altro funge da moltiplicatore esponenziale ed amplificatore dei già devastanti effetti che la pandemia del covid-19 ha sulla nostra psiche.

Che ne potete sapere voi, esseri umani o alieni, che vivete al di fuori del “pianeta” della diretta serale? Voi che non siete “difesi” dall’esercito dei droni, voi che non sapete cosa sia un’ordinanza anti-babbìu, voi che a Pasqua sentite solo la Santa Messa del Papa e le campane delle chiese e non il “rustiacasappicazzitoi” in sei lingue (a seconda delle circoscrizioni) diffuso dai megafoni orwelliani di una Fiat panda vecchio modello. Eh già che ne sapete? Come niente? Non mi dite che non seguite le trasmissione di alta formazione politica di babbaraddurso e gilletti? Noooo? Che il Signore ve ne renda grazia.

Allora il povero Conte ha da combattere con venti presidenti di regione che si lamentano e se Musumeci lo fa a prescindere in virtù dello Statuto dell’arancino/a (sempre fritto è), in deroga a se stesso. L’imperatore, nonché re, nonché califfo, il cui nome meglio non pronunciare (avete presente le storie di Henry Potter?), invece, in materia di esaurimento nervoso provocato, a questi due, se li muccia ‘nta sacchetta in un ciu. Per i non siculi il significato di quest’ultima espressione corrisponde più o meno a … insegna loro, dall’alto della sua cattedratica formazione specialista in materia, come fare.

Immaginate che il governo abbia deciso di mettere la Sicilia in zona arancione. Il diventerà bellissimo (impresa impossibile) presidente di regione statene certi si lamenterà di non essere stato inserito nella zona rossa, chiedendo al contempo delle deroghe come fossimo color giallo (ma limone). A quel punto scatta l’ordinanza con la riscrittura delle regole valevoli per il solo territorio siciliano. Il siciliano medio a questo punto si chiederà … chi avi ragiuni ? Conte o Musumeci? Non capendoci una beata minchia, alzerà il dito … avete capito quale, non ho detto siciliano indice … per chiedere informazioni ed entrerà in crisi isterica.

A questo punto, scatta in automatico la risposta della punta orientale dell’Isola, autoproclamatasi demusumecizzata repubblica del Peloro. Il cui sovrano, siccome mira a trasferirsi armi, bagagli, vassalli, valvassori, valvassini e buffoni di corte in Palieimmo, immantinente, convoca il consiglio di guerra con tanto di lettrice dei segni. Quest’ultima serve per fracassare “la cosiddetta” a coloro che pur di non sentirlo e costretti dalla nonna, fan, a seguire la diretta giornaliera, ascoltano in cuffia l’ultima fatica discografica di Biagio Antonacci. Praticamente un mix letale per le sinapsi di qualsivoglia essere vivente. La risposta al decreto del governo così come interpretato dalla Regione non può essere che un’ordinanza sindacale. Preannunciata, via social, spiegata a rutto libero e scritta con una tale precisione giuridica e conformità costituzionale che una volta letta vi verrà subito voglia di imparare l’aramaico antico. E siccome è più semplice quest’ultimo, dopo sei ordinanze sindacali, a Messina, si vedono in giro bambini ed anziani che parlano fluentemente il farsi, il mandarino della zona sudoccidentale, l’ungherese del Balaton, lo swahili e l’agrigentino stretto. Tale ordinanza di solito si sciarrìa con le norme già emanate (trad. le interpreta in maniere difforme ed opposta) dal governo così come derogate dalla regione. Il risultato finale è qualcosa di simile ad un cocktail con 3 parti di caos, 1 parte di anarchia, una fettina di acidità di stomaco ed spruzzatina di incazzatura o angostura, a scelta. Dipende da quanto piace l’amarostico. A volte, il risultato, oltre ad essere osteggiato dalla totalità delle associazioni dei barman, viene impugnato da qualche ministro, altre disatteso da tutti, ma solo perché non c’é nessuno nell’Impero con cotanta scienza da comprenderlo. Quasi sempre si autodistrugge dopo 24 ore, la c.d. Mission Impossible Nessuna Chiamata Ho In Arrivo Tranquillizzati Amore, conosciuta con l’acronimo (M.I.N.C.H.I.A.T.A).

Capirete quindi che non possiamo permetterci, noi spettatori presenti e paganti (ahaaa quanto la stiamo pagando) di questo tragedia d’avanspettacolo, seppur locale (ma attenti gli imperi, per natura, tendono ad espandersi) di agitarci troppo se il bulletto di Rignano pensa di essere diventato il nuovo Mario Merola. Tanto chi gli crede? Lui, ad oggi, potrebbe veramente essere decisivo per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica il prossimo anno, e che fa? Porta il Paese ad elezioni per sparire? Verosimilmente andremo a votare, prima della fine di questa legislatura, appena sarà eletto il nuovo inquilino al Quirinale, sempre che la futura primavera (quella 2022, per intenderci) sia covid-free. Oggi la vedo sinceramente difficile, andare a votare ad inizio estate con una campagna elettorale tra infezione, morti e vaccinazioni, con un governo che dovrebbe lavorare per la sola amministrazione corrente per mesi (e addio ristori) e con un Parlamento che si è appena tagliato 200 posti. Appare molto improbabile. In fondo basterà arrivare ad agosto e con il semestre bianco, saremo rimbalzati nel prossimo anno, e allora tutto potrà succedere. Per questo dico che non c’è motivo per voi “stranieri” di esaurirvi dietro a tali facezie da buvette di Montecitorio.

Sia chiaro che al di là dei meriti, demeriti, capacità e modi di ognuno, non ho dubbi che davanti a ciò che sta succedendo in questi mesi, ognuno degli amministratori citati (e anche quelli non citati) abbia fatto o tentato, ciò che ha fatto soprattutto per la salvaguardia della salute delle persone di cui è obbligato ad occuparsi. Quello che è e sarà dai posteri imperdonabile è che, in tale nefasta circostanza, a ciò si sia miscelata la frenesia per il potere, la cupidigia da social, il voluttuoso godimento della ribalta ad ogni costo che ha fatto perdere tempo, denaro e fiducia dei cittadini. Chi più, chi meno, tutti hanno contribuito a creare un ambiente malsano attorno a noi, al di là di virus e batteri. Un habitat fatto di scontri, ripicche, insulti, delegittimazioni, incertezze interpretative, vaffa e arraffa, che sta mettendo alla prova, da mesi, qualora ne avessimo bisogno, la resistenza del nostro sistema nervoso. Un vero e proprio stress test, i cui strascichi saranno ben visibili nella società ancora per tanto tempo. Se avete conservato, pertanto, uno degli striscioni con l’arcobaleno e la scritta … andrà tutto bene … sentite a me … bruciatelo. Ne va della vostra salute mentale.

Buona vita.

203 dicembre 2020

E venne il giorno!

Ok, vi capisco. Non ci sentiamo da tempo, ed iniziare il classico augurio di fine/inizio anno citando il titolo di uno dei più angoscianti film di Shyamalan non è che sia proprio il massimo. Dite la verità, però … da quanto tempo stavate aspettando che arrivasse? Vedo countdown ovunque da settimane.

Eccoci qua. Tutti pronti a stappare bottiglie e a far evaporare bollicine per questo cambio di calendario, anche senza indossare le canoniche mutande rosse. Tanto del purpureo colore abbiamo già la zona, valida per tutti gli abitanti del Paese, deroghe autocertificate escluse.

Non vi tedierò con il riassunto dei dodici mesi passati, delle disgrazie (ma certamente anche tante gioie), dei numeri della pandemia, di tutti i coccodrilli tirati fuori dalle teche (o dalle pen drive) per coloro che famosi, ultra famosi o meno ci hanno lasciato. Per tutto questo hanno iniziato già per tempo quelli di Italia Unoooooooo. E poverini gli tocca aggiornarsi ogni dodici ore. No!

Nemmeno vi racconterò cosa ha fatto il sottoscritto quest’anno, come me la sono cavata (fino ad oggi) in questi mesi di totale casino o del perché mi sono eclissato ogni tanto da questo Blog, e dovreste esserne contenti giusto? Vorrei, invece fare un brevissimo sunto di quanto ho tentato (abbastanza inutilmente) di comunicare da questo ameno (almeno per me) luogo di parole. E di queste ultime ne basterebbero appena due per sintetizzare il tutto: buon senso.

Minchia ancora insiste ??? Dirà l’entomologo con il passatempo della virologia economica applicata alla statistica quantistica. Non si è stancato? Risponderà la hostess di terra che, come hobby, coltiva, non zucchine e peperoni, bensì la critica storica dell’epidemiologia bancaria da Nerone a Giulia de Lellis, mentre mi scrive che questo sito di fake-news è finanziato dalla succursale ungherese in esilio a Cuba del priorato di Sion. Dice che lo ha scoperto frequentando il macellaio, esperto di finanza creativa, che ha bottega sotto casa del fidanzato odontotecnico. Colui che ha appena scoperto l’influenza che in futuro la vaccinazione di massa contro il sars-cov 2 avrà sull’evoluzione sintomatica della carie nei canini della tigre siberiana, causa certa della loro estinzione.

Ebbene si! Non saranno le ultime settimane, gli ultimi mesi, le ultime letture a scalfire questa mia convinzione. Non per presunzione, ma semplicemente per legittima difesa. Un qualcosa, per me, di assolutamente essenziale che bilanci lo stress da infodemia con la necessità di analizzare dati attendibili, il mantenere buoni (o civili) rapporti con il prossimo e l’inevitabile sfanculamento meritorio e meritato che porta grande soddisfazione momentanea, ma rischia di lasciarti in un deserto sociale. E più di tutto, trovare il necessario equilibrio tra concepire e condurre una vita come andrebbe vissuta e la salvaguardia di essa e di quella delle persone che ti circondano. Ecco cosa significa buon senso.

Sono consapevole che potrebbe non bastare per condurci fuori dal tunnel nel quale siamo intrappolati da mesi …

… ma sono altrettanto convinto che sia il solo faretto, lucina, lampada tascabile, torcia del cellulare, fiammella di speranza, o quel che vi pare, in grado di indicarci la strada verso l’uscita, più di quanto non potrà mai fare alcun vaccino.

Anche questo, infatti, se non accompagnato dal giusto senso di equilibrio, dalla misura nei nostri comportamenti, potrebbe produrre i propri effetti con notevole ritardo, rispetto all’efficacia che avrebbe in combinazione con il senso di responsabilità che ognuno dovrebbe dimostrare verso se stesso e ciò che lo circonda.

Speranze che ciò accada? Really???? Nessuna!!!!

Il mio non è pessimismo. Solo una fredda, lucida e fottutissima analisi di quel che è diventata la nostra società, che non dovrebbe nemmeno più chiamarsi così, essendo essa, etimologicamente, un’organizzazione dedita alla cooperazione tra individui. Forse accozzaglia di litigiosi (pudico eufemismo) esseri viventi potrebbe calzare meglio. Anche il termine “umani” mi sembrerebbe poco appropriato nella contingenza. Perché è palese che non ne usciremo meglio. Ciò non significa che il futuro non possa essere migliore e che non si possa invertire la rotta. Dipende da noi, però evitiamo di mettere troppa pressione al signor 2021, che rischiamo di farlo diventare ansioso già dal primo giorno.

Cosa mi suggerisce, quindi, il buon senso per l’anno che verrà (cit ) allora? Beh, innanzitutto augurarvi tutto il bene di questo mondo, attimo dopo attimo. Che si possa essere tutti più vicini e non solo fisicamente, che si possa tornare a viaggiare liberamente, che ogni giorno possa essere migliore di quello appena passato e peggiore di quel che avrete davanti … e anche se non sarà sempre così, intanto, ve lo auguro (e me lo auguro) lo stesso. Ma soprattutto che dopo l’alcool che scorrerà a fiumi questa notte, la vostra mente sia lucida abbastanza per comprende che non ci stiamo lasciando dietro ogni sventura possibile, inoltrandoci nel paese dei balocchi. Perché tra un anno e un altro c’é solo un secondo di distanza ed il tempo, si sa, presenta sempre il conto. Abbiamo davanti un lungo inverno e un’altra primavera tutt’altro che verde e fiorita, però se siamo qui a raccontarcelo, con le cicatrici che gli anni che passano ci lasciano dentro e fuori, c’è già di che essere contenti. Statene certi, però, che senza un vero sforzo collettivo e solidale, alla prova costume, il giorno del prossimo solstizio, il nostro calendario potrebbe segnare lunedì 203 dicembre 2020.

Io vi ho avvertiti … fate un po’ voi.

Auguri !!!

Chi USA cosa o cosa USA chi ?

Mi ricordo le numerose volte che per questioni di fuso orario ho passato nottate insonni per seguire degli avvenimenti che si svolgevano al di là dell’Oceano Atlantico: i vari Superbowl, innanzitutto, le NBA Finals (ma anche tutti i playoff, certi anni), qualche Open di tennis e certamente tutte le elezioni presidenziali da Reagan in poi. Quest’anno ho assistito alla sconfitta dei miei Niners a Miami a febbraio, la vittoria, benedetta dal Cielo, di Lebron James e poi basta, pur essendo anno elettorale alla Casa Bianca, sapevo che non sarebbe stato necessario, anzi che sarebbe stato assolutamente inutile restare sveglio se non per sentire discorsi scontati dei soliti giornalisti più o meno esperti, più o meno tifosi, più o meno informati. In ogni caso era nell’aria che nella notte dell’Election day non sarebbe successo nulla, meglio, quindi, recuperare qualche ora di sonno.

Già la sera prima avevo previsto (post sulla mia bacheca FB) la sequenza degli eventi che si sarebbero succeduti nel perfetto ordine … vantaggio Trump / vittoria reclamata dall’attuale POTUS / scrutinio, negli swing states, dei voti postali giunti soprattutto dai principali centri urbani / sorpasso democratico / mancata concessione da parte dell’Ifp e ricorsi a raffica presso le corti statali / reiezioni di tali istanze / vittoria di Biden … e tutto quello che avverrà nelle prossime settimane diventerà un braccio di ferro senza precedenti. A proposito, per i pochi di voi che non lo sanno, POTUS, come viene chiamato in gergo (soprattutto dai servizi) l’inquilino della W.H. , non è un soprannome, bensì l’acronimo (President Of The United States), mentre Ifp è solo il mio modo di nominare l’attuale presidente americano (Idiozia fatta presidente), con solo la prima parola maiuscola). Non pretendo di attribuirmi merito alcuno, perché questa era l’ipotesi più plausibile analizzando tutto ciò che c’era da approfondire, cioè i contendenti, la situazione attuale della società americana, la loro storia, l’aspetto più importante che come sempre molti sottovalutano, ed infine gli avvenimenti degli ultimi 4 anni e soprattutto degli ultimi mesi. Il fatto che molti dei commentatori “ufficiali” siano apparsi quasi sorpresi della piega che sta prendendo la situazione va più a loro demerito e di chi li ospita in trasmissioni a diffusione nazionale.

Trump è il presidente uscente, primo a non essere riconfermato per un secondo mandato, dai tempi di George Bush sr. travolto, nelle elezioni del 1992, dalla nuova leva del partito democratico, quel Bill Clinton, giovanissimo governatore dell’Arkansas. Il Tycoon newyorchese, spregiudicato fino all’eccesso, quattro anni fa è diventato presidente quasi per caso e per le capacità di un’efficace equipe della comunicazione che ha sovvertito ogni pronostico a partire dalla sua partecipazione alle primarie degli “elefanti”. Non è mai stato un uomo interno ai repubblicani, anzi, approfittando di un loro momento di debolezza davanti al fenomeno Obama, li ha letteralmente cannibalizzati, radicalizzando la destra americana conservatrice.

C’é una concetto che mi piace ricordare del suo discorso di insediamento e che rappresenta la prima e forse l’architrave delle centinaia di menzogne che ha rifilato in questi anni di presidenza, alcune semplicemente da politico, altre da alieno rispetto all’intero Pianeta. Se vi ricordate bene, affermò che la sua elezione rappresentava il passaggio di potere da Washington (la città più odiata d’America perché sede del potere) al popolo, come se lui fosse stato altro da quell’establishment che viene raffigurato nemico della gente. Ebbene, deve essere chiaro che Donald Trump, affarista milionario, con la gente “normale” non hai mai avuto nulla in comune. In quell’ambiente ci è cresciuto, vissuto e sguazzato per decenni. Di quell’establishment ne fa pienamente parte. Nella sua ascesa alla Casa Bianca lui è stato solo una parte di quel sistema di potere che combatte contro l’altra e niente più. Lo ha fatto sfruttando a pieno l’odio di una grande fetta dell’America nei confronti del suo predecessore e cavalcando il malcontento di una classe operaia in difficoltà, che faticava molto a sentirsi rappresentata da una liberal presuntuosa come Hillary Clinton, e che risiede in buona parte negli Stati industriali della Rust Belt. Facendogli vincere per una manciata di voti alcuni degli Stati ritenuti sicuri dai democratici, diventati improvvisamente dei Battleground States, sono proprio loro che hanno consegnato la presidenza a Trump, il quale ha continuato a narrare per tutto il tempo del suo mandato una personale dimensione della realtà dalla quale oggi fatica ad uscire e che lo ha visto man mano che passava il tempo sempre più solo nel rapporto con i suoi elettori. Non si può dire che il destino non si sia fatto beffe di lui, poiché è abbastanza certo dal numero record di votanti che anche il futuro presidente abbia usufruito di milioni di voti più figli di una volontà di cacciare Trump che della fiducia nella sua persona, a cominciare da quelli dell’ala sinistra del suo stesso partito che non aveva sostenuto con la stessa partecipazione, quattro anni fa la Clinton.

Sicuramente ha sfruttato la scia favorevole che alcune delle misure dell’amministrazione Obama aveva messo in campo per portare fuori il Paese della tempesta economica esplosa nel 2008, ha forzato la mano su accordi e dazi doganali, imbarcandosi in una pericolosa guerra commerciale con la Cina ma sempre e solo con lo sguardo al proprio Paese, ha favorito il rientro di molti capitali americani in giro per il mondo, ed ha pensato di ritirare gli Stati Uniti dal loro compito, quello di essere ancora il principale impero economico e politico del Pianeta. Questo è stato un errore che gli è costato sicuramente caro, l’aver pensato di abbandonare lo scenario internazionale per fare di un grande Paese/Continente solo e soltanto un grosso supermercato mondiale. Non si può di colpo smettere di essere un impero … se sei un impero. In questi quattro anni si è defilato dal medio oriente, non prima di aver mandato per aria anni di sforzi diplomatici con l’Iran per l’accordo sul nucleare e rendendo tesi i rapporti nella regione spostando l’ambasciata a Gerusalemme, mandando in tilt un equilibrio sul quale si regge quella polveriera, e dall’Africa, lasciando campo libero a Russia e Turchia da una parte e Cina dall’altra. Ha indebolito la Nato con pretese rivolte solo ad interessi economici delle aziende americane, ha creato più volte tensione con i partner europei, fino a essere l’incudine occidentale della UE sottoposta alle martellate orientali, si è ritirato dagli accordi di Parigi sul clima, ha giocato con la Corea del Nord a chi fosse più zimbello dell’opinione pubblica mondiale tra lui e il dittatore Kim, e, the last but not the least, ha persino abbandonato l’Organizzazione Mondiale della Sanità in mezzo ad una pandemia mentre alimentava il negazionismo mondiale gestendo l’epidemia del covid-19 con messaggi ambigui se non sconclusionati quando addirittura nocivi alla salute delle persone. Probabilmente, è stato travolto da questo ultimo errore che in molti non gli hanno perdonato.

Come hanno sottolineato alcuni analisti, il cittadino americano ha un concetto ben definito della propria Nazione, tutti i presidenti che si sono succeduti e che sono stati rieletti si sono fregiati di un grande successo in campo economico o in alternativa hanno portato gloria alla Nazione. Una volta che il virus, affrontato con nonchalance ai limiti della stupidaggine (o oltre), ha mandato all’aria i successi economici di Trump e che dal lato dei rapporti internazionali e della gloria di un impero ci si è trovati davanti il deserto più totale, quale poteva essere il legame che poteva spingere i cittadini statunitensi a confermarlo ? La risposta potrebbe essere la paura e l’odio. Le uniche armi rimaste, fondamentali per alimentare la sua realtà alternativa nella quale ha rischiato di trascinare non solo il suo Paese, ma il Mondo intero. E probabilmente ci sarebbe riuscito se i democratici avessero scelto un nuovo Obama (la Ocasio-Cortez ?) o l’altrettanto radicale Sanders, invece è spuntato lui … Sleepy Joe, e fargli la guerra come fosse stato un sostenitore di Castro o di politiche staliniste è stata l’ennesima tranvata che l’Ifp si è inflitta da solo.

Per otto anni Vice Presidente di Obama, dopo quaranta anni da senatore del piccolo Stato del Delaware, Joseph Robinette Biden jr. , per tutti Joe Biden, è stata la perfetta nemesi di DT. Non certo giovane, tra pochi giorni saranno 78, politico sicuramente esperto, democratico moderato, ha costruito la sua carriera politica tra alti e bassi, tessendo una rete importante di rapporti anche con gli avversari, alcuni dei quali annovera tra i suoi amici da decenni, tanto da essere scelto come proprio vice dal giovane Barack, poiché rappresentava il perfetto complementare di un presidenza che appariva come visionaria, riformista, e fin troppo di sinistra per la mid-class americana formata sempre in maggioranza da bianchi immigrati originari del centro/nord europea, motivo per cui era invisa ai conservatori. É stato sempre lui a mediare in quegli otto anni al senato per conto di Obama. E per lo stesso motivo è risultata vincente l’idea degli “asinelli” di riproporre un ticket simile, scegliendo come suo vice Kamala Harris, californiana di discendenza indiano-giamaicane, la prima donna dopo oltre 200 anni a diventare vicepresidente degli Stati Uniti. E questo già dovrebbe dirla lunga su cosa siano veramente gli Stati Uniti, e non solo lontano dalle coste e dai grandi agglomerati. Un luogo pieno di ignoranza, pregiudizi, razzismi, misogenia, paure ed armi. Toccherà proprio alla ex senatrice di Okland il compito di accendere l’entusiasmo nella popolazione, mentre il Presidente sarà impegnato nel tentare di medicare le ferite del Paese dopo l’uragano di questi ultimi anni, così come c’é da scommettere che sarà sempre lei il bersaglio preferito degli avversari politici, in vista di una possibile staffetta nel 2024, in considerazione dell’età del neo eletto.

Che ci sia una Nazione profondamente divisa, piena di contraddizioni, non è certo un mistero né qualcosa di nuovo, che due presidenti come Obama e Trump, seguitissimi e odiatissimi allo stesso tempo, abbiano contribuito seppur in modo totalmente differente e opposto, ad accentuare queste divisioni è un dato di fatto. Allo stesso modo, la circostanza che Biden possa essere il presidente pompiere, quello che possa spegnere gli incendi delle proteste, delle rivolte, dello scontro incomprensibile tra sicurezza e giustizia che dovrebbero raffigurare due facce di un’unica medaglia, probabilmente è il principale motivo per cui è riuscito a portare un numero di persone mai visto a votare e a sconfiggere il blocco Trump, recuperando parte di quei voti persi nelle fabbriche degli Stati affacciati sui grandi laghi, facendo breccia nell’elettorato moderato repubblicano che pur detestando Obama, non si è mai veramente riconosciuto nell’estremismo razzista e nel pinocchismo dell’Ifp, stanco della perdita di prestigio subita a livello internazionale (la gloria di cui sopra) e di una politica isolazionista del proprio Paese, poco comprensibile in un Mondo che non è quello dei tempi degli USA di Wilson. Il popolo americano, infatti, ci tiene a rappresentare se stesso come il fulcro dell’umanità in questo tempo storico, la vede quasi come una missione, e il ripiegarsi in se stessi non può trovare cittadinanza se non in quelle migliaia di luoghi ameni che negli States sono popolati da persone che guardano solo al proprio giardinetto senza alcuna interconnessione col resto del mondo ma che, pur tante, rappresentano sempre una minoranza.

A questa tornata, forse Joe Biden potrebbe raffigurare proprio l’uomo giusto al momento giusto, qualcuno a cui affidare una missione complicata, che necessità di una leadership differente da quelle tutte social ed empatia che abbiamo visto affermarsi, figlie dei nostri tempi. Una leadership basata più sull’esperienza, sulla moderazione, sulla capacità di infondere e diffondere un messaggio di tranquillità. Dopo un presidente che ha parlato ai cuori della gente gli Stati Uniti ne hanno avuto uno che ha parlato alla loro pancia, diciamo che se oggi ce ne fosse uno che parlasse ai loro cervelli, non sarebbe proprio una cattiva cosa.