La scala delle (de)responsabilità

Quanto segue necessita di una doverosa quanto aprioristica precisazione. Abbiamo il dovere di fidarci della scienza e, nello stesso tempo, il diritto di valutarne eventuali problematiche solo se possediamo la cognizione di causa per poterlo fare. Viceversa, se ognuno di noi mettesse in discussione ogni cosa, solo per il legittimo diritto al dubbio che l’essere umano intelligente possiede, sarebbe il caos in qualsiasi campo dello scibile. Compresa la stessa esistenza dell’essere umano. Una cosa è essere socratici altro è voler scimmiottare le sceneggiature dei Wachowski per ogni argomento. Detto ciò, applicando l’unica regola autoimpostami sin dall’inizio di questa maledetta pandemia, cioè quella del buon senso, qualcosa in merito alla campagna vaccinale mi “scappa” di dirla. Lo faccio sempre nel rispetto delle decisioni assunte da chi si occupa della gestione di qualcosa che potrebbe apparire facile ma che, senza dubbio, può non esserlo laddove vi siano fattori che ne impediscano il fluido dipanarsi del piano.

Ci sono dei dati che non possiamo ignorare, peculiarità riscontrabili nel nostro Paese da evidenziare, anche per non fare inutili paragoni con altre realtà, e la certezza che la guerra al Covid-19 non è finita e non finirà nemmeno molto presto. Questo perché ancora oggi non abbiamo la conoscenza completa di un virus che continua la sua marcia inarrestabile nell’intero Pianeta, adattandosi all’ospite in maniera mutevole. Ancora oggi sembra un passo (o due) avanti all’Uomo. D’altro canto quest’ultimo è non solo più complesso, ma tende a dividersi per sua natura favorendo l’avanzata del “nemico”.

Ho pochi dubbi (non nessuno) sul fatto che la vaccinazione di massa sia, in questo momento la soluzione più immediata per consentire una sorta di ritorno ad una certa normalità, se non proprio allo status quo ante, delle nostre vite. Sappiamo per certo che gli immani danni che la pandemia sta ancora provocando non si fermano ai milioni di morti da piangere, ma a tutta una serie di conseguenze economiche, sociali, sulla salute delle persone, e non solo quella mentale, che sconteremo per anni e anni. Fermarla o renderla innocua nel più breve tempo possibile deve essere un imperativo categorico. Quel che poco mi piace è la comunicazione che gira intorno a tutta la macchina.

Bisogna comprendere i rischi di una campagna vaccinale ancora allo stato sperimentale che, poco alla volta, si adegua a nuove risultanze empiriche. Queste necessitano di tempo per poter assumere i connotati di “certezze” scientifiche. In merito all’efficacia dei diversi vaccini su grandi numeri, i risultati si potranno vedere solo tra qualche mese, una volta che in buona parte del Mondo la popolazione sarà “immunizzata”. Gli effetti a breve termine potranno essere evidenti, quelli a lungo periodo… no! Nessuno può pretendere di conoscere come influiranno come schermatura virale e sulla nostra salute a distanza di anni, osservandolo per pochi mesi. Quello che può essere affermato senza alcun dubbio è che grazie agli introiti economici esorbitanti delle aziende che stanno sviluppando questi vaccini, ci aspettiamo, da una parte, un maggiore investimento in ricerca, non solo nel campo virologico, dall’altra un perfezionamento degli stessi vaccini nell’immediato futuro. E in Italia ?

Se ci stiamo attrezzando per essere autosufficienti dal punto di vista produttivo (e qui qualche dubbio mi viene), d’altra parte avendo partecipato in seno all’Unione Europea, nelle trattative per l’approvvigionamento dei vaccini, ci ritroviamo con problematiche di ogni tipo. Queste sono aggravate dalla iattura di una sanità regionalizzata (saremo eternamente “grati” a Bossi e D’Alema), una maggioranza parlamentare Ar-lecchina (serva di un padrone solo, però), e probabilmente delle predisposizioni genetiche diverse rispetto a popolazioni di altri Paesi. Non entro nel merito di questo o quel vaccino, poiché le cose sono risapute. Non farò quindi nomi e/o pubblicità a questo o quell’altro.

Ciò che mi preme sottolineare è che non può più bastare dire che certi “effetti collaterali” siano nella norma (lità), quando abbiamo raggiunto numeri superiori al Regno Unito che ha già vaccinato metà della popolazione. Senza contare la confusione generata dai diversi governi che sospendono e cambiano le regole e dagli stessi Enti di controllo che quotidianamente aggiornano il quadro. Ma l’ho detto, siamo in una fase di osservazione empirica. Perché nasconderlo? Dobbiamo comprendere che certe “fatalità” sono di gran lunga, anzi tantissimo, anzi ancor di più, inferiori al prezzo che paghiamo giornalmente a causa del virus (e solo contando il numero di vite perse). La scelta, ragionando in termini esclusivamente numerici e di probabilità, e di benessere collettivo, non può essere che una sola: quella di accettare la vaccinazione. Non sfugge il fatto che se un certo vaccino oggi è visto come potenzialmente pericoloso, seppur voglio ripeterlo, per una minima parte dei vaccinati, e venga continuamente difeso dalla “scienza” è perché questo rappresenta la riserva maggiore delle dosi acquistate dall’UE (e quindi dall’Italia). Vale a dire, che al momento, dovessimo bloccarne le inoculazioni, il piano delle 500mila dosi giornaliere andrebbe in frantumi e la “libertà” tanto agognata sarebbe spostata ben dopo l’estate (che già oggi mi sembra quasi un’utopia o una programmata scelta folle.)

Ritengo però inaccettabile la deresponsabilizzazione scalare che si è messa in atto. Soprattutto nel momento in cui è la popolazione stessa a fungere da osservatorio empirico. L’essere sottoposti alle superiori autorità non rende la nostra vita meno libera o democratica, ma solo più sicura e meno caotica. A patto, però, come avviene in democrazia, che la stessa autorità sia sottoposta alla legge come chiunque e che sia responsabile del proprio operato. E non parliamo solo di politica. Se andando dal medico gli riferite che siete allergici ad un determinato farmaco o componente, ed egli nel prescrivervi una cura vi fa assumere quello stesso componente, magari presente in un farmaco diverso, mettendo a rischio la vostra vita, non può che assumersene la responsabilità, in quanto ai vostri occhi autorità scientifica in cui riporre fiducia. Orbene, nell’ambito di questa campagna vaccinale, abbiamo notizia che le stesse case farmaceutiche sono state contrattualmente deresponsabilizzate circa l’efficacia e la sicurezza delle dosi, in virtù di una posizione di forza nella trattativa. I governi da parte loro si sono deresponsabilizzati in merito alle scelte di questo o quello basandosi sulla disponibilità. Ai medici, il nostro, ha fornito uno scudo penale che li rende impermeabili alla pioggia di cause nelle “infinitesimali ?” problematiche che possono assurgere nel post vaccinazione. Persino gli inoculatori che non saranno solo esperti infermieri, ma anche farmacisti, biologi, ostetriche e chissà quale altre categorie, usufruiranno dello stesso trattamento. A chi resta allora la responsabilità del tutto? Questa è scaricata sul singolo soggetto che firma una liberatoria erga omnes nel momento in cui altri gli dicono quando, dove, come e con cosa ognuno debba essere vaccinato.

Se dico che la comunicazione è entrata in cortocircuito mi riferisco proprio a questo aspetto. E siccome seguo le leggi dello Stato, ma anche quella del buon senso, allora fatemi dire che pur cosciente di tutto quello che è successo fino ad ora, se la mettete su questo punto, il vaccino me lo voglio scegliere da me. Ovviamente consultando i miei di medici e/o scienziati. Non può bastare solo la libertà di potermi o no vaccinare, per poi trattare chi opta la seconda scelta come un cittadino di serie B o un pericolo pubblico, considerato che scientificamente non è stato provato che chi è vaccinato non possa trasmettere il virus. Seppur nell’ambito di una protezione sociale, questi vaccini rappresentano una difesa egoistica, l’esatto contrario della mascherina. Proteggono chi lo fa. Ad uno Stato che mi mette in questa condizione, non resta che attrezzarsi per rispondere ad un diritto di ogni cittadino, quello sì della salute, ma anche di avere delle autorità con la A maiuscola che non rifuggano dalle loro responsabilità. In caso contrario, il rischio di un fallimento della campagna antivirale potrebbe palesarsi più probabile del previsto. L’eccezionalità della situazione non sfugge a nessuno, ma non per questo devono venir meno responsabilità, coraggio e chiarezza. Mai !!

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L’anno più lungo … Sanremo 21 – il pagellone

Anche quest’anno Monday’s Spotlight ha seguito il Festival per voi.

Se lo avete seguito tutto, sicuramente starete buttati su qualche divano a recuperare le ore di sonno perse. Stavolta la kermesse canora (e non solo) è stata veramente lunga con un elenco di ospiti che, li avessero sistemati come pubblico, avrebbero dovuto aprire pure la galleria. E siccome l’Amadue con Ciurin Ciurello ha previsto un elenco di cantanti ancor più lungo del solito, a differenza sua non mi dilungherò oltre e procediamo subito con le votazioni a freddo. Non senza aver detto, prima, che alcune le ho risentite anche versione studio, considerato che al di là dei meriti e demeriti delle varie esibizioni, è stato dal punto di vista tecnico il peggior festa a memoria mia. Tanto che alcuni hanno pensato che i fonici gestissero in home working.

Aiello – Ora Primo, in ordine alfabetico, degli esordienti nella manifestazione e primissimo, ma non il peggiore, dei superflui. La sua presenza a questo festival la considero ectoplasmatica. Banalità – Voto 3

Annalisa – Dieci Delusione. Ok il look che osa, però ha potenzialità che non sempre riesce ad esprimere. Si sovraespone troppo. Cioé ha fatto fin troppi Sanremo per la sua giovane carriera. Dovrebbe presentarsi solo con cavalli vincenti e questo senza dubbio non lo era. Per il resto è bravissima come sempre.  Voto 5 + 

Arisa – Potevi fare di più  Come dice il titolo della canzone di Gigi d’Arisa… senza dubbio!! Ma molto di più. Per esempio non cantare la solita lagna di D’alessio che invece è venuto con un manipolo di guaglioni rappeggianti conciato come Fonzie in libera uscita da un pensionato. La voce (nel canto) è come al solito ai limiti della perfezione, ma il pezzo è veramente brutto!!  Voto 3

Bugo – E invece sì La sua fuga sul web è seconda solo a quella di Bach e di Steve McQueen.Fosse stato un genio avrebbe dovuto lasciare il palco pure quest’anno dopo trenta secondi. Avrebbe fatto il botto. Certo, ci sarebbe stato il rischio che non lo avrebbero più chiamato al Festival . Sicuri che non sarà lo stesso dopo averlo sentito ? Voto 3

Colapesce e Dimartino – Musica leggerissima Andando a dormire dopo i primi ascolti era il ritornello che cantavo a letto, stamattina la prima canzone sentita alla radio, la prima cantata da mio nipote (che dice di preferire i Maneskin, ma intanto…), la prima per la sala stampa (premio Dalla), la prima per il televoto tra quelli che non sono sposati con un’influencer milionaria che sposta più voti di quelli che servono per diventare segretario del PD. Aggiungeteci sette medaglie d’oro mondiali che vi fanno una carinissima coreografia e otterrete la MIA personalissima scelta di questo Sanremo. Il pezzo che parte (malino) che sembra una cover dei Tiromancino suonata dagli Audio 2 con la faccia degli Zero Assoluto, con l’ingresso della ritmica, si trasforma in un pezzo disco con atmosfere da pista anni 70′ dove Nadia Cassini e Gloria Guida volteggiano beate. Le rotelle mi hanno riportato un po’ al Tempo delle mele. Insomma, leggerissima, ma paracula come poche. Non garantisco sulla tenuta nel tempo.  Voto 8 e 1/2 

Coma_Cose – Fiamme negli occhi– Mai visti né sentiti prima, altri rappresentanti dell’ampia pattuglia di esordienti dell’Ariston, sono da tenere d’occhio. La canzone ha poco a che vedere con la musica italiana. Strizza invece l’occhio ad atmosfere di folk/rock statunitense (tipo The Lumineers), senza entusiasmare particolarmente. Potrebbe essere una di quelle ad ampio spettro radiofonico. Sicuramente da risentire. Voto 6

Ermal Meta – Un milione di cose da dirti Il gemello di LP non riesce a staccarsi da un cliché melenso classic-festivaliero con tanto di testo ruffianeggiante, con frasi ad effetto come se le avesse scritte Petrarca per Francesca. Il risultato è una canzone che molti ameranno ascoltare, ma che sinceramente, in un momento di depressione per l’Intero Paese, se ne potrebbe anche fare a meno. Voto 5 

Extraliscio feat. Davide Toffolo – Bianca luce nera L’incontro tra la musica da balera romagnola e l’allegro ragazzo defunto partorisce qualcosa che potrebbe sembrare divertente ma che mi ha fatto addormentare sul divano. Fate un po’ voi. Voto 4

Fasma – Parlami… più inutile di questo soggetto che canta, a Sanremo ci può essere solo un venditore cinese di fiori finti. Mi sono massacrato per andare oltre il ventesimo secondo di canzone. Preso psicofarmaci per sentirla fino al minuto. E fatto legare dalla ciurma all’albero maestro con catene di vibranio wakandiano per portarne a termine l’ascolto.   Voto 1 (ma di grande, grande stima)

Francesca Michielin e Fedez – Chiamami per nome  Il brano che è stato più penalizzato dall’orchestra. Ascoltate l’arrangiamento originale ed acquisisce tutta un’altra atmosfera. É persino piacevole. Certo Fedez live è un ossimoro e l’emozione del debutto sanremese si vedeva tutta. Così come si è visto tutta l’influenza dei propri (e consorte) followers nel televoto che hanno catapultato la coppia dalla seconda parte della classifica al podio in una solo serata. La canzone in radio spaccherà di brutto e sinceramente le sole ed uniche cose carine del marito della Ferragni sono quelle che ha fatto con la Michielin. Voto 6 1/2

Francesco Renga – Quando trovo te L’Antonacci del festival. Come è possibile che uno che ha fatto parte dei Timoria e che ha quella voce si presenti davanti al pubblico con pezzi così …così … così…  va bene lasciamo perdere.  Ciccio ma vederlo da casa ?

 Voto 2

Fulminacci – Santa Marinella Noia allo stato puro ed altro esordio che mi sarei risparmiato alla grande. Che dire? La canzone scorre come se fosse un sottofondo di un qualsiasi spot per una crema antiemorroidale . Voto 3

Gaia – Cuore amaro Devo risentirla. Stimo troppo questa ragazza (dai tempi di XF) per pensare che abbia portato una cosa che non mi attira per nulla. Ma proprio niente. Per ora cara mia non posso dare di più. Con l’aggravante di aver voluto riecheggiare…Elettra… la regina dello scorso Festival …ma qui scompari tu.  Voto 4

Ghemon – Momento perfetto Questa è una di quelle che migliora con l’ascolto. La prima volta fa cag…e, la seconda insomma. La terza inizia a piacicchiare. Poi si arriverà ad un punto in cui quando la passeranno alla radio non cambierò canale. Da qui a sentirla volontariamente forse ce ne passa…però non disperiamo. Voto 6 

Gio Evan – Arnica Ma dovevano esordire tutti quest’anno? per forza? Certo non arriva alla banalità di Aiello, ma non è che abbia un pezzo da strapparsi le vesti. Anche questo nel dimenticatoio dei pezzi di Sanremo. Voto 4 –

Irama – La genesi del tuo colore L’Enrique Iglesias delle ultime estati italiane è stato un ologramma colpito (nell’entourage) dal covid. Non mi va di giudicare la prova generale. Il pezzo, ascoltato in versione studio, tirerà molto tra i suoi giovani fans. A me non è che dica poi così tanto. Voto 4 

La Rappresentante di Lista – Amare Molti hanno parlato di tanta musica Indie. Oggi, che ognuno di noi potrebbe persino prodursi un video musicale, questo termine è abusato. L’unico gruppo Indie sul palco erano proprio loro. La canzone non è nemmeno tanto male e loro sono stati bravi nel presentarla. Voto 6 + 

Lo Stato Sociale – Combat Pop L’unità del gruppo. Preceduto da una serie di singoli dei diversi componenti, stavolta lo Stato Sociale che, nel mainstream mediatico, aveva delegato a Lodo Guenzi la propria immagine, ritorna nel comunismo poppettaro. Nel pentastellismo dumasiano dove uno vale uno, e se tutti son per uno, uno lo è per tutti. Il brano prende ma non ha più l’effetto sorpresa. Voto 6 1/2 

Madame – Voce Esordio atteso e più che giustificato. Però, anche da lei mi sarei aspettato (assai) di più. O forse di meno. Secondo i punti di vista. Troppo attenta all’immagine per una che ha scritto e cantato 17 e Baby, due dei suoi brani migliori. Questo forse è un po’ troppo ed al tempo stesso troppo poco. Poteva osare di più in un senso oppure essere ancora più easy nell’altro. Ha scelto una via di mezzo. Chissà che non sia la via giusta per una definitiva consacrazione. Voto 7

Malika Ayane – Ti piaci così A me piace così, leggera, elegante, ritmata. Bel pezzo che si fa ascoltare. Stavolta non si perde in fronzoli di estetismo musicale. Niente vocalizzi spinti. Buonissimo pezzo di una già brillante carriera. Voto 7

Maneskin – Zitti e buoni Hanno vinto e quindi tutti zitti e buoni. Damiano, che attizza le signore dai 16 a 96 anni, Victoria, Thomas e l’indios Ethan dal 2017 sono migliorati tantissimo, nonostante si fossero presentati, gli ultimi tre al liceo e minorenni, come spacca palchi sin dal primo pezzo a XF11. Non è un grandissimo brano (solo molto buono) ma loro sono dei live performer spaziali per la loro età. Non mi aspettavo vincessero, nonostante tifassi per loro. Quando ho letto della loro partecipazione a Sanremo a sei mesi dall’uscita del loro brano più bello (a mio parere) mi sono domandato perché? Se avessero portato Vent’anni sul palco avrebbero raso al suolo la concorrenza. Però, riflettendoci, questo è meno adatto ad un pubblico più generalista e quindi più testante. E hanno spaccato. Quindi mi sto pure io Zitto e buono in attesa di poterli andare ad ascoltare dal vivo. A proposito nonostante i sold out di questi anni, non hanno mai voluto atteggiarsi a divi cercando gli stadi (tipo quell’ultimo dei miei stivali) , ma un passo alla volta. L’età è dalla loro. Voto 8 al brano e …. 10 a loro

Max Gazzè e Trifluoperazina Monstery Band – Il farmacista  Lui è sempre spettacolare, nel senso etimologico del termine. Ma è talmente Gazzè nel suo cantare in sei tonalità canzoni che sembrano impossibili che alla fine non desta più pathos. Te lo aspetti proprio così. Voto 6 1/2 

Noemi – Glicine  L’avrei vista volentieri sul podio anche stavolta. La canzone è bella, lei ha una voce che la governa a meraviglia e la trascina in un crescendo emozionale. Altro centro della prima scoperta di XF (e non è vero che non serve a niente…anzi). Voto 7 1/2

Orietta Berti – Quando ti sei innamorato Più cool di tutti i rapper messi in insieme, con i tirapugni diamantati e la mise da faraone dell’ultima sera, così trasgressive che Achille scansate proprio. Con una voce così precisa che le note si scrivono da sole sul pentagramma. Che le volete dì ? Certo la canzone arriva dritta da qualche edizione del festival di sessant’anni fa. Ed è soprattutto quella che ne ha combinate i più con la stampa. Non collaborerà coi naziskin né con Ermal MetaL , però sembra che abbia colpito il cuore di Fedez … E noi saremo qui ad aspettare. Voto 6 (10 alla signora Berti e 2 alla canzone)

Random – Torno a te L’unica spiegazione è nella locuzione nomen omen . Non può essere altrimenti. Questo è stato scelto dal Direttore artistico sfogliando a ca…o di cane dall’elenco telefonico, perché dai balconi dei miei vicini, nella scorsa primavera, si sentiva di meglio.. Ma stiamo scherzando?  Voto 1

Willie Peyote – Mai dire mai (La locura) Ecco l’ultimo degli esordiente, ed uno dei pochissimi per cui si possa dire… ne è valsa la pena. Pezzo orecchiabilissimo, ma non comprensibilissimo. Ha preso da subito, viste le classifiche. Direi che nella sua essenzialità ha lasciato un minimo segno. Voto 6 1/2

Certo se dovessi esprimere un giudizio o un voto per tutti gli ospiti che si sono avvicendati durante le cinque serate, dovrei scrivere un’enciclopedia a volumi. Mi auguro che il prossimo anno ci possa essere un Sanremo tra la folla, con meno cantanti e con una gara meno interrotta dallo spettacolo. Perché lo share conta, ma anche il sonno degli italiani che non è tranquillo da tempo. E se non siete d’accordo con qualcosa… dite pure, non m’offendo mica.  

Conversione a U

Avvertenza, le descrizioni che seguiranno non sono consigliate alle persone facilmente impressionabili, ai deboli di stomaco o ai portatori sani di ingenua dabbenaggine. Se, pertanto, pensiate di essere facilmente preda di ciò, astenetevi dal continuare la lettura e ordinate in edicola l’ultimo capolavoro di Giulia De Lellis, senza dubbio più rilassante. Se, invece, ve la sentite di rischiare avventuratevi in questo scottante viaggio nel paranormale.

C’é un allarme diffuso in tutto il Pianeta che sta mobilitando anche i servizi segreti delle maggiori (e anche le minori) potenze mondiali, CIA in testa. Ancor prima, infatti, che sia andata a pieno regime la vaccinazione anti sars-cov-2 nel nostro Paese, quindi escludendo si tratti di un effetto collaterale delle suddette inoculazioni, sono stati segnalati centinaia di strani avvistamenti al limite delle allucinazioni, da parte di individui, sani e senzienti, non certo mitomani da strapazzo.

Alcune di questi strani avvenimenti riguardano il Festival di Sanremo. Molte fonti attendibili confermano l’iscrizione all’ultimo momento, per partecipare alla competizione canora, dei BB boys. Un duo trap formato dal deputato Borghi e dal senatore Bagnai che porteranno sul palco dell’Ariston, in gara, un pezzo di ispirazione cotugnana, dal titolo … “L’Europeo“. Obiettivo dichiarato, vincere il Festival, ma solo per poter partecipare allo European Song Contest in mezzo ai cantanti del resto del Continente, loro vero obiettivo sin dalla prima legislatura e dal battesimo nelle acque del dio Po. Nonostante le proteste di Fedez e di quelli lì (che non so chi minchia siano), che vedono nel duo a dodici stelle un pericolo per la loro affermazione, i BB boys sembra siano stati ammessi. Come recita, quindi, il testo del loro brano, tutto drum machine e auto-tune, “lasciateci cantare, perché ne andiamo fieri, siamo europei, europei veri … yo yo frà“.

Preoccupazione di tutte le marine militari destano, altresì, i ripetuti avvistamenti nel centro del Canale di Sicilia di un’imbarcazione di una ONG fino ad oggi sconosciuta, la “O mia bela Madunina“, guidata dal Capitano in persona che con mojito in mano e la maglietta del Che Guevara sotto un loden tecnico, fieramente mostrato, gira in tondo alla ricerca di disperati, in fuga dal Continente africano. Li deve salvare, affinché possano essere (de)portati in un nuovo comune, sito lungo il principale fiume italiano, nella ex Padania, chiamato Riace del Nord. Tale località, ha una giunta monocolore con ben due assessori con delega all’accoglienza e all’immigrazione, con una tale faccia di … bronzo da essere diventati famosi come i Bronzi di Riace del Nord. Purtroppo per lui questi sconvolgimenti del Multiverso stile Marvel non hanno trovato sponda dall’altra parte del canale. Arrivati sotto l’imbarcazione, infatti, i poveri naufraghi non erano stati informati della conversione a U. E una volta inquadrato chi fosse colui che lanciava loro le ciambelle di salvataggio alla nutella, e tutte morsicate, centinaia di migranti hanno preferito far rientro a nuoto in Libia, tra lo sconcerto dei marinai in divisa tricolore ed il dolore del capitano.

Lo stesso è stato avvistato l’ultima volta a largo di Malta dove è stato fermato perché il porto era chiuso (ma temporaneamente per lavori di dragaggio) ed anche perché il suo tasso alcolico era troppo elevato per le leggi del mare maltesi. Sembra abbia detto per radio “Quindi se bevo dodici mojito non posso guidare la nave ? Ah no? Ah no?” Al settimo “Ah no?” è stato tratto in fermo dalle autorità locali e rilasciato con l’arrivo del bongiorno (non l’avvocato, proprio il sole che sorge da est). Maledicendo gli avi di Rita Pavone, nella cella temporanea, lo hanno sentito fare l’elenco delle cose belle che avrebbe messo a disposizione dei migranti, in Italia:

  • la Flat tax patrimoniale
  • i banchi a rotelle con l’incentivo rottamazione
  • la cassa integrazione da morto
  • il reddito di cittadinanza di ottanta euro al mese
  • una banca cooperativa rotta
  • il corso di inglese a fascicoli “ferst riecscion sciòc bicos”
  • un euro a testa ma solo per i primi quarantanove milioni di sbarcati
  • l’immaginetta di Papa Francesco
  • una settimana di lezioni su come si diventa simpatici a cura della scuola politica di Carlo Calenda
  • una copia del regolamento di Dublino con rilegatura in pelle di daino
  • la versione cinese della maglietta di Ibrahimovic
  • una pensione a quota 160
  • lo spread ai minimi storici
  • un giro in barca lungo il Po con spettacolo (live) di Mariano Apicella

Lo sciòc deve essere stato talmente forte che tornato in Patria, è stato avvistato a Calatafimi, dove si dice abbia passato mezz’ora a twittare delle foto di cruditè di verdure all’olio santo. Successivamente riferiscono spaesati seguaci, avrebbe scritto una petizione e fattala siglare dai suoi nuovi alleati di Leu, prima firmataria Laura Boldrini, l’avrebbe inviata alla HBO per chiedere di rigirare l’ultima stagione di Games Of Thrones, perché il finale non è che gli sia piaciuto tanto, al grido …”la madre dei Draghi non si tocca“. Altri lo hanno visto precipitarsi, infine, al Senato per depositare un nuovo disegno di legge allo scopo di allargare la platea genitoriale sulle carte di identità fino al genitore 23. “Dovrebbero bastare” gli ha confermato Romeo, per quanto Centinaio avrebbe spinto anche oltre 99, ma poi avrebbero dovuto stampare carte di identità a volumi e per tanto hanno preferito fermarsi al 23.

Cosa sia questa allucinazione collettiva che ha colpito così tante oneste e brave persone non è stato ancora scoperto. Gli scienziati di tutto il Mondo potrebbero tentare di spiegarlo, ma poi arriverebbe Giletti, ospitando il primo che passa e la scienza andrebbe a farsi benedire. Meglio che pensino al covid-19, che tanto il capitano lo si riesce a gestire anche senza vaccino. Prima o poi il gregge si immunizzerà alle sue imprese. E per quanto qualcuno all’interno di questo sia stramazzato al suolo per labirintite, non reggendo le continue giravolte del pastore, un’idea del motivo di questi fenomeni illusionistici la si potrebbe individuare. C’é chi dice che non ci sia un solo motivo in particolare. Sono d’accordo, anche io penso possano essere tanti. Cominciate a contare… fino a 209 miliardi ne avete di tempo.

Stress Test

Buon anno nuovo a tutti. Come state? Certo avete ragione passo alla domanda di riserva. Questo prolungamento del 2020, e vi avevo avvertito, sembra far andare le cose di male in peggio. Suvvia non perdiamo la speranza, come dicono nelle riunioni di consiglio gli altri ministri. Aggiungerei che principalmente non dobbiamo perdere la ragione, la lampada che illumina il cammino. E se vivete a Messina, questo è un esercizio che richiede tanta pazienza ed una applicazione maniacale. Che ne volete sapere voi che non vivete nella mia città dei danni psichici che questa pandemia ha diffuso tra la cittadinanza. Capisco che anche in altri luoghi non si stia granché tranquilli. In queste giornate, poi, che è tornata la minaccia fantasma (cit. questo Blog settembre 2018), il mr. Bean della politica italiota, e non per somiglianza fisica, mi riferisco proprio alla str…..ine insita nel personaggio … C’è poco da stare sereni in ogni luogo dello Stivale. Nessuno sembra comprendere il perché abbia deciso di creare un putiferio istituzionale giusto in questo momento. Tanto, esiste qualcuno in questo Paese disposto a credergli? Difficile da pensare. Però … eh sì! C’é un però. Magari a casa vostra, nella ridente località in cui abitate e/o lavorate, siete costretti a fare i conti (non è voluta) con le bastardate tra coinquilini di governo (alleati mi sembra eccessivo) con i dpcm, i decreti legge e applicativi vari, con le diverse sfumature dei colori con i quali questo esecutivo ha deciso di dipingere il Paese. Avete presente quanti colori esistono? Gestirne solo tre può essere complicato ma non un problema insormontabile. A meno che …

Dicevo, a meno che, voi oltre ad abitare nel territorio Italiano, attualmente governato dall’Esecutivo del professore Conte, non viviate nella regione Sicilia, quella, che sta giù in fondo, avete presente? Che si dice, abbia pure uno statuto speciale, molto speciale. In tal caso, a tre colori giallo, arancione e rosso, aggiungete pure il nero del governo regionale, quello retto dall’avvocato Nello Musumeci. Nero non nel senso di fascista, ma di prospettive e umori che conferisce. Eh già, proprio lui, quello di un giorno “chiudiamo tutto e non entra nessuno”, e il giorno seguente “venite a fare tutti le vacanze in Sicilia che vi regaliamo notti in albergo“. Quello delle deroghe per ogni decisione “sinistra” del governo, sulle discoteche, sulle scuole, sulle comunicazioni dei posti in ospedale, sui viaggi, sulle mascherine, persino le deroghe sulle deroghe. Un uomo che in questi mesi ha sempre tenuto la barra dritta nella gestione della pandemia. Si è sempre solo e soltanto coerentemente lamentato. Se la Sicilia è in zona gialla… “perché non siamo in rossa?“. Se viene inserita in rossa… “perché non siamo gialli?” Se poi il governo si azzarda a mettere la Sicilia in arancione, apriti cielo… guerra!! E per forza, la zona può essere arancione, ma solo nella parte orientale, mentre in quella occidentale (e centrale) dell’Isola deve essere aranciona, altrimenti non lo vota più nessuno (e dire che di motivi in tal senso ce ne sarebbero a bizzeffe). Risultato, ad ogni norma del governo centrale ne viene parallelamente codificata una regionale, giusto per rendere più tortuosa la già complicata comprensione, e relativo calendario, di cosa si può e cosa non si potrebbe fare una volta che avete sentito la diretta del Pdcm e relative domande, per la maggior parte idiote, da parte dei giornalisti scelti.

Avete ragione, non è una tragedia. In fondo basta rivolgersi a qualcuno dei tanti esperti di diritto comparato che si trovano su Facebook o all’istituto giuridico dell’Università ed il problema è risolto (meglio FB… sono più divertenti). Dite? Ah già, non tutti voi sapete che io non solo vivo e lavoro in Italia e più precisamente nella regione Sicilia, ma se devo andare nel particolare, risiedo nel comune di Messina. Da un anno e mezzo divenuto, democraticamente (cioè per tafazziana scelta propria) provincia dell’Impero ciumedinesiano, feudo del castro Reame del colle della pernacchia, capitale del sindacabile Califfato sociale (non socialista) della ciaramella. In parole povere siamo tutti “incatenati” in un sogno o incubo (dipende dai punti di vista) senza soluzione di continuità che in un caso o nell’altro funge da moltiplicatore esponenziale ed amplificatore dei già devastanti effetti che la pandemia del covid-19 ha sulla nostra psiche.

Che ne potete sapere voi, esseri umani o alieni, che vivete al di fuori del “pianeta” della diretta serale? Voi che non siete “difesi” dall’esercito dei droni, voi che non sapete cosa sia un’ordinanza anti-babbìu, voi che a Pasqua sentite solo la Santa Messa del Papa e le campane delle chiese e non il “rustiacasappicazzitoi” in sei lingue (a seconda delle circoscrizioni) diffuso dai megafoni orwelliani di una Fiat panda vecchio modello. Eh già che ne sapete? Come niente? Non mi dite che non seguite le trasmissione di alta formazione politica di babbaraddurso e gilletti? Noooo? Che il Signore ve ne renda grazia.

Allora il povero Conte ha da combattere con venti presidenti di regione che si lamentano e se Musumeci lo fa a prescindere in virtù dello Statuto dell’arancino/a (sempre fritto è), in deroga a se stesso. L’imperatore, nonché re, nonché califfo, il cui nome meglio non pronunciare (avete presente le storie di Henry Potter?), invece, in materia di esaurimento nervoso provocato, a questi due, se li muccia ‘nta sacchetta in un ciu. Per i non siculi il significato di quest’ultima espressione corrisponde più o meno a … insegna loro, dall’alto della sua cattedratica formazione specialista in materia, come fare.

Immaginate che il governo abbia deciso di mettere la Sicilia in zona arancione. Il diventerà bellissimo (impresa impossibile) presidente di regione statene certi si lamenterà di non essere stato inserito nella zona rossa, chiedendo al contempo delle deroghe come fossimo color giallo (ma limone). A quel punto scatta l’ordinanza con la riscrittura delle regole valevoli per il solo territorio siciliano. Il siciliano medio a questo punto si chiederà … chi avi ragiuni ? Conte o Musumeci? Non capendoci una beata minchia, alzerà il dito … avete capito quale, non ho detto siciliano indice … per chiedere informazioni ed entrerà in crisi isterica.

A questo punto, scatta in automatico la risposta della punta orientale dell’Isola, autoproclamatasi demusumecizzata repubblica del Peloro. Il cui sovrano, siccome mira a trasferirsi armi, bagagli, vassalli, valvassori, valvassini e buffoni di corte in Palieimmo, immantinente, convoca il consiglio di guerra con tanto di lettrice dei segni. Quest’ultima serve per fracassare “la cosiddetta” a coloro che pur di non sentirlo e costretti dalla nonna, fan, a seguire la diretta giornaliera, ascoltano in cuffia l’ultima fatica discografica di Biagio Antonacci. Praticamente un mix letale per le sinapsi di qualsivoglia essere vivente. La risposta al decreto del governo così come interpretato dalla Regione non può essere che un’ordinanza sindacale. Preannunciata, via social, spiegata a rutto libero e scritta con una tale precisione giuridica e conformità costituzionale che una volta letta vi verrà subito voglia di imparare l’aramaico antico. E siccome è più semplice quest’ultimo, dopo sei ordinanze sindacali, a Messina, si vedono in giro bambini ed anziani che parlano fluentemente il farsi, il mandarino della zona sudoccidentale, l’ungherese del Balaton, lo swahili e l’agrigentino stretto. Tale ordinanza di solito si sciarrìa con le norme già emanate (trad. le interpreta in maniere difforme ed opposta) dal governo così come derogate dalla regione. Il risultato finale è qualcosa di simile ad un cocktail con 3 parti di caos, 1 parte di anarchia, una fettina di acidità di stomaco ed spruzzatina di incazzatura o angostura, a scelta. Dipende da quanto piace l’amarostico. A volte, il risultato, oltre ad essere osteggiato dalla totalità delle associazioni dei barman, viene impugnato da qualche ministro, altre disatteso da tutti, ma solo perché non c’é nessuno nell’Impero con cotanta scienza da comprenderlo. Quasi sempre si autodistrugge dopo 24 ore, la c.d. Mission Impossible Nessuna Chiamata Ho In Arrivo Tranquillizzati Amore, conosciuta con l’acronimo (M.I.N.C.H.I.A.T.A).

Capirete quindi che non possiamo permetterci, noi spettatori presenti e paganti (ahaaa quanto la stiamo pagando) di questo tragedia d’avanspettacolo, seppur locale (ma attenti gli imperi, per natura, tendono ad espandersi) di agitarci troppo se il bulletto di Rignano pensa di essere diventato il nuovo Mario Merola. Tanto chi gli crede? Lui, ad oggi, potrebbe veramente essere decisivo per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica il prossimo anno, e che fa? Porta il Paese ad elezioni per sparire? Verosimilmente andremo a votare, prima della fine di questa legislatura, appena sarà eletto il nuovo inquilino al Quirinale, sempre che la futura primavera (quella 2022, per intenderci) sia covid-free. Oggi la vedo sinceramente difficile, andare a votare ad inizio estate con una campagna elettorale tra infezione, morti e vaccinazioni, con un governo che dovrebbe lavorare per la sola amministrazione corrente per mesi (e addio ristori) e con un Parlamento che si è appena tagliato 200 posti. Appare molto improbabile. In fondo basterà arrivare ad agosto e con il semestre bianco, saremo rimbalzati nel prossimo anno, e allora tutto potrà succedere. Per questo dico che non c’è motivo per voi “stranieri” di esaurirvi dietro a tali facezie da buvette di Montecitorio.

Sia chiaro che al di là dei meriti, demeriti, capacità e modi di ognuno, non ho dubbi che davanti a ciò che sta succedendo in questi mesi, ognuno degli amministratori citati (e anche quelli non citati) abbia fatto o tentato, ciò che ha fatto soprattutto per la salvaguardia della salute delle persone di cui è obbligato ad occuparsi. Quello che è e sarà dai posteri imperdonabile è che, in tale nefasta circostanza, a ciò si sia miscelata la frenesia per il potere, la cupidigia da social, il voluttuoso godimento della ribalta ad ogni costo che ha fatto perdere tempo, denaro e fiducia dei cittadini. Chi più, chi meno, tutti hanno contribuito a creare un ambiente malsano attorno a noi, al di là di virus e batteri. Un habitat fatto di scontri, ripicche, insulti, delegittimazioni, incertezze interpretative, vaffa e arraffa, che sta mettendo alla prova, da mesi, qualora ne avessimo bisogno, la resistenza del nostro sistema nervoso. Un vero e proprio stress test, i cui strascichi saranno ben visibili nella società ancora per tanto tempo. Se avete conservato, pertanto, uno degli striscioni con l’arcobaleno e la scritta … andrà tutto bene … sentite a me … bruciatelo. Ne va della vostra salute mentale.

Buona vita.

203 dicembre 2020

E venne il giorno!

Ok, vi capisco. Non ci sentiamo da tempo, ed iniziare il classico augurio di fine/inizio anno citando il titolo di uno dei più angoscianti film di Shyamalan non è che sia proprio il massimo. Dite la verità, però … da quanto tempo stavate aspettando che arrivasse? Vedo countdown ovunque da settimane.

Eccoci qua. Tutti pronti a stappare bottiglie e a far evaporare bollicine per questo cambio di calendario, anche senza indossare le canoniche mutande rosse. Tanto del purpureo colore abbiamo già la zona, valida per tutti gli abitanti del Paese, deroghe autocertificate escluse.

Non vi tedierò con il riassunto dei dodici mesi passati, delle disgrazie (ma certamente anche tante gioie), dei numeri della pandemia, di tutti i coccodrilli tirati fuori dalle teche (o dalle pen drive) per coloro che famosi, ultra famosi o meno ci hanno lasciato. Per tutto questo hanno iniziato già per tempo quelli di Italia Unoooooooo. E poverini gli tocca aggiornarsi ogni dodici ore. No!

Nemmeno vi racconterò cosa ha fatto il sottoscritto quest’anno, come me la sono cavata (fino ad oggi) in questi mesi di totale casino o del perché mi sono eclissato ogni tanto da questo Blog, e dovreste esserne contenti giusto? Vorrei, invece fare un brevissimo sunto di quanto ho tentato (abbastanza inutilmente) di comunicare da questo ameno (almeno per me) luogo di parole. E di queste ultime ne basterebbero appena due per sintetizzare il tutto: buon senso.

Minchia ancora insiste ??? Dirà l’entomologo con il passatempo della virologia economica applicata alla statistica quantistica. Non si è stancato? Risponderà la hostess di terra che, come hobby, coltiva, non zucchine e peperoni, bensì la critica storica dell’epidemiologia bancaria da Nerone a Giulia de Lellis, mentre mi scrive che questo sito di fake-news è finanziato dalla succursale ungherese in esilio a Cuba del priorato di Sion. Dice che lo ha scoperto frequentando il macellaio, esperto di finanza creativa, che ha bottega sotto casa del fidanzato odontotecnico. Colui che ha appena scoperto l’influenza che in futuro la vaccinazione di massa contro il sars-cov 2 avrà sull’evoluzione sintomatica della carie nei canini della tigre siberiana, causa certa della loro estinzione.

Ebbene si! Non saranno le ultime settimane, gli ultimi mesi, le ultime letture a scalfire questa mia convinzione. Non per presunzione, ma semplicemente per legittima difesa. Un qualcosa, per me, di assolutamente essenziale che bilanci lo stress da infodemia con la necessità di analizzare dati attendibili, il mantenere buoni (o civili) rapporti con il prossimo e l’inevitabile sfanculamento meritorio e meritato che porta grande soddisfazione momentanea, ma rischia di lasciarti in un deserto sociale. E più di tutto, trovare il necessario equilibrio tra concepire e condurre una vita come andrebbe vissuta e la salvaguardia di essa e di quella delle persone che ti circondano. Ecco cosa significa buon senso.

Sono consapevole che potrebbe non bastare per condurci fuori dal tunnel nel quale siamo intrappolati da mesi …

… ma sono altrettanto convinto che sia il solo faretto, lucina, lampada tascabile, torcia del cellulare, fiammella di speranza, o quel che vi pare, in grado di indicarci la strada verso l’uscita, più di quanto non potrà mai fare alcun vaccino.

Anche questo, infatti, se non accompagnato dal giusto senso di equilibrio, dalla misura nei nostri comportamenti, potrebbe produrre i propri effetti con notevole ritardo, rispetto all’efficacia che avrebbe in combinazione con il senso di responsabilità che ognuno dovrebbe dimostrare verso se stesso e ciò che lo circonda.

Speranze che ciò accada? Really???? Nessuna!!!!

Il mio non è pessimismo. Solo una fredda, lucida e fottutissima analisi di quel che è diventata la nostra società, che non dovrebbe nemmeno più chiamarsi così, essendo essa, etimologicamente, un’organizzazione dedita alla cooperazione tra individui. Forse accozzaglia di litigiosi (pudico eufemismo) esseri viventi potrebbe calzare meglio. Anche il termine “umani” mi sembrerebbe poco appropriato nella contingenza. Perché è palese che non ne usciremo meglio. Ciò non significa che il futuro non possa essere migliore e che non si possa invertire la rotta. Dipende da noi, però evitiamo di mettere troppa pressione al signor 2021, che rischiamo di farlo diventare ansioso già dal primo giorno.

Cosa mi suggerisce, quindi, il buon senso per l’anno che verrà (cit ) allora? Beh, innanzitutto augurarvi tutto il bene di questo mondo, attimo dopo attimo. Che si possa essere tutti più vicini e non solo fisicamente, che si possa tornare a viaggiare liberamente, che ogni giorno possa essere migliore di quello appena passato e peggiore di quel che avrete davanti … e anche se non sarà sempre così, intanto, ve lo auguro (e me lo auguro) lo stesso. Ma soprattutto che dopo l’alcool che scorrerà a fiumi questa notte, la vostra mente sia lucida abbastanza per comprende che non ci stiamo lasciando dietro ogni sventura possibile, inoltrandoci nel paese dei balocchi. Perché tra un anno e un altro c’é solo un secondo di distanza ed il tempo, si sa, presenta sempre il conto. Abbiamo davanti un lungo inverno e un’altra primavera tutt’altro che verde e fiorita, però se siamo qui a raccontarcelo, con le cicatrici che gli anni che passano ci lasciano dentro e fuori, c’è già di che essere contenti. Statene certi, però, che senza un vero sforzo collettivo e solidale, alla prova costume, il giorno del prossimo solstizio, il nostro calendario potrebbe segnare lunedì 203 dicembre 2020.

Io vi ho avvertiti … fate un po’ voi.

Auguri !!!

Chi USA cosa o cosa USA chi ?

Mi ricordo le numerose volte che per questioni di fuso orario ho passato nottate insonni per seguire degli avvenimenti che si svolgevano al di là dell’Oceano Atlantico: i vari Superbowl, innanzitutto, le NBA Finals (ma anche tutti i playoff, certi anni), qualche Open di tennis e certamente tutte le elezioni presidenziali da Reagan in poi. Quest’anno ho assistito alla sconfitta dei miei Niners a Miami a febbraio, la vittoria, benedetta dal Cielo, di Lebron James e poi basta, pur essendo anno elettorale alla Casa Bianca, sapevo che non sarebbe stato necessario, anzi che sarebbe stato assolutamente inutile restare sveglio se non per sentire discorsi scontati dei soliti giornalisti più o meno esperti, più o meno tifosi, più o meno informati. In ogni caso era nell’aria che nella notte dell’Election day non sarebbe successo nulla, meglio, quindi, recuperare qualche ora di sonno.

Già la sera prima avevo previsto (post sulla mia bacheca FB) la sequenza degli eventi che si sarebbero succeduti nel perfetto ordine … vantaggio Trump / vittoria reclamata dall’attuale POTUS / scrutinio, negli swing states, dei voti postali giunti soprattutto dai principali centri urbani / sorpasso democratico / mancata concessione da parte dell’Ifp e ricorsi a raffica presso le corti statali / reiezioni di tali istanze / vittoria di Biden … e tutto quello che avverrà nelle prossime settimane diventerà un braccio di ferro senza precedenti. A proposito, per i pochi di voi che non lo sanno, POTUS, come viene chiamato in gergo (soprattutto dai servizi) l’inquilino della W.H. , non è un soprannome, bensì l’acronimo (President Of The United States), mentre Ifp è solo il mio modo di nominare l’attuale presidente americano (Idiozia fatta presidente), con solo la prima parola maiuscola). Non pretendo di attribuirmi merito alcuno, perché questa era l’ipotesi più plausibile analizzando tutto ciò che c’era da approfondire, cioè i contendenti, la situazione attuale della società americana, la loro storia, l’aspetto più importante che come sempre molti sottovalutano, ed infine gli avvenimenti degli ultimi 4 anni e soprattutto degli ultimi mesi. Il fatto che molti dei commentatori “ufficiali” siano apparsi quasi sorpresi della piega che sta prendendo la situazione va più a loro demerito e di chi li ospita in trasmissioni a diffusione nazionale.

Trump è il presidente uscente, primo a non essere riconfermato per un secondo mandato, dai tempi di George Bush sr. travolto, nelle elezioni del 1992, dalla nuova leva del partito democratico, quel Bill Clinton, giovanissimo governatore dell’Arkansas. Il Tycoon newyorchese, spregiudicato fino all’eccesso, quattro anni fa è diventato presidente quasi per caso e per le capacità di un’efficace equipe della comunicazione che ha sovvertito ogni pronostico a partire dalla sua partecipazione alle primarie degli “elefanti”. Non è mai stato un uomo interno ai repubblicani, anzi, approfittando di un loro momento di debolezza davanti al fenomeno Obama, li ha letteralmente cannibalizzati, radicalizzando la destra americana conservatrice.

C’é una concetto che mi piace ricordare del suo discorso di insediamento e che rappresenta la prima e forse l’architrave delle centinaia di menzogne che ha rifilato in questi anni di presidenza, alcune semplicemente da politico, altre da alieno rispetto all’intero Pianeta. Se vi ricordate bene, affermò che la sua elezione rappresentava il passaggio di potere da Washington (la città più odiata d’America perché sede del potere) al popolo, come se lui fosse stato altro da quell’establishment che viene raffigurato nemico della gente. Ebbene, deve essere chiaro che Donald Trump, affarista milionario, con la gente “normale” non hai mai avuto nulla in comune. In quell’ambiente ci è cresciuto, vissuto e sguazzato per decenni. Di quell’establishment ne fa pienamente parte. Nella sua ascesa alla Casa Bianca lui è stato solo una parte di quel sistema di potere che combatte contro l’altra e niente più. Lo ha fatto sfruttando a pieno l’odio di una grande fetta dell’America nei confronti del suo predecessore e cavalcando il malcontento di una classe operaia in difficoltà, che faticava molto a sentirsi rappresentata da una liberal presuntuosa come Hillary Clinton, e che risiede in buona parte negli Stati industriali della Rust Belt. Facendogli vincere per una manciata di voti alcuni degli Stati ritenuti sicuri dai democratici, diventati improvvisamente dei Battleground States, sono proprio loro che hanno consegnato la presidenza a Trump, il quale ha continuato a narrare per tutto il tempo del suo mandato una personale dimensione della realtà dalla quale oggi fatica ad uscire e che lo ha visto man mano che passava il tempo sempre più solo nel rapporto con i suoi elettori. Non si può dire che il destino non si sia fatto beffe di lui, poiché è abbastanza certo dal numero record di votanti che anche il futuro presidente abbia usufruito di milioni di voti più figli di una volontà di cacciare Trump che della fiducia nella sua persona, a cominciare da quelli dell’ala sinistra del suo stesso partito che non aveva sostenuto con la stessa partecipazione, quattro anni fa la Clinton.

Sicuramente ha sfruttato la scia favorevole che alcune delle misure dell’amministrazione Obama aveva messo in campo per portare fuori il Paese della tempesta economica esplosa nel 2008, ha forzato la mano su accordi e dazi doganali, imbarcandosi in una pericolosa guerra commerciale con la Cina ma sempre e solo con lo sguardo al proprio Paese, ha favorito il rientro di molti capitali americani in giro per il mondo, ed ha pensato di ritirare gli Stati Uniti dal loro compito, quello di essere ancora il principale impero economico e politico del Pianeta. Questo è stato un errore che gli è costato sicuramente caro, l’aver pensato di abbandonare lo scenario internazionale per fare di un grande Paese/Continente solo e soltanto un grosso supermercato mondiale. Non si può di colpo smettere di essere un impero … se sei un impero. In questi quattro anni si è defilato dal medio oriente, non prima di aver mandato per aria anni di sforzi diplomatici con l’Iran per l’accordo sul nucleare e rendendo tesi i rapporti nella regione spostando l’ambasciata a Gerusalemme, mandando in tilt un equilibrio sul quale si regge quella polveriera, e dall’Africa, lasciando campo libero a Russia e Turchia da una parte e Cina dall’altra. Ha indebolito la Nato con pretese rivolte solo ad interessi economici delle aziende americane, ha creato più volte tensione con i partner europei, fino a essere l’incudine occidentale della UE sottoposta alle martellate orientali, si è ritirato dagli accordi di Parigi sul clima, ha giocato con la Corea del Nord a chi fosse più zimbello dell’opinione pubblica mondiale tra lui e il dittatore Kim, e, the last but not the least, ha persino abbandonato l’Organizzazione Mondiale della Sanità in mezzo ad una pandemia mentre alimentava il negazionismo mondiale gestendo l’epidemia del covid-19 con messaggi ambigui se non sconclusionati quando addirittura nocivi alla salute delle persone. Probabilmente, è stato travolto da questo ultimo errore che in molti non gli hanno perdonato.

Come hanno sottolineato alcuni analisti, il cittadino americano ha un concetto ben definito della propria Nazione, tutti i presidenti che si sono succeduti e che sono stati rieletti si sono fregiati di un grande successo in campo economico o in alternativa hanno portato gloria alla Nazione. Una volta che il virus, affrontato con nonchalance ai limiti della stupidaggine (o oltre), ha mandato all’aria i successi economici di Trump e che dal lato dei rapporti internazionali e della gloria di un impero ci si è trovati davanti il deserto più totale, quale poteva essere il legame che poteva spingere i cittadini statunitensi a confermarlo ? La risposta potrebbe essere la paura e l’odio. Le uniche armi rimaste, fondamentali per alimentare la sua realtà alternativa nella quale ha rischiato di trascinare non solo il suo Paese, ma il Mondo intero. E probabilmente ci sarebbe riuscito se i democratici avessero scelto un nuovo Obama (la Ocasio-Cortez ?) o l’altrettanto radicale Sanders, invece è spuntato lui … Sleepy Joe, e fargli la guerra come fosse stato un sostenitore di Castro o di politiche staliniste è stata l’ennesima tranvata che l’Ifp si è inflitta da solo.

Per otto anni Vice Presidente di Obama, dopo quaranta anni da senatore del piccolo Stato del Delaware, Joseph Robinette Biden jr. , per tutti Joe Biden, è stata la perfetta nemesi di DT. Non certo giovane, tra pochi giorni saranno 78, politico sicuramente esperto, democratico moderato, ha costruito la sua carriera politica tra alti e bassi, tessendo una rete importante di rapporti anche con gli avversari, alcuni dei quali annovera tra i suoi amici da decenni, tanto da essere scelto come proprio vice dal giovane Barack, poiché rappresentava il perfetto complementare di un presidenza che appariva come visionaria, riformista, e fin troppo di sinistra per la mid-class americana formata sempre in maggioranza da bianchi immigrati originari del centro/nord europea, motivo per cui era invisa ai conservatori. É stato sempre lui a mediare in quegli otto anni al senato per conto di Obama. E per lo stesso motivo è risultata vincente l’idea degli “asinelli” di riproporre un ticket simile, scegliendo come suo vice Kamala Harris, californiana di discendenza indiano-giamaicane, la prima donna dopo oltre 200 anni a diventare vicepresidente degli Stati Uniti. E questo già dovrebbe dirla lunga su cosa siano veramente gli Stati Uniti, e non solo lontano dalle coste e dai grandi agglomerati. Un luogo pieno di ignoranza, pregiudizi, razzismi, misogenia, paure ed armi. Toccherà proprio alla ex senatrice di Okland il compito di accendere l’entusiasmo nella popolazione, mentre il Presidente sarà impegnato nel tentare di medicare le ferite del Paese dopo l’uragano di questi ultimi anni, così come c’é da scommettere che sarà sempre lei il bersaglio preferito degli avversari politici, in vista di una possibile staffetta nel 2024, in considerazione dell’età del neo eletto.

Che ci sia una Nazione profondamente divisa, piena di contraddizioni, non è certo un mistero né qualcosa di nuovo, che due presidenti come Obama e Trump, seguitissimi e odiatissimi allo stesso tempo, abbiano contribuito seppur in modo totalmente differente e opposto, ad accentuare queste divisioni è un dato di fatto. Allo stesso modo, la circostanza che Biden possa essere il presidente pompiere, quello che possa spegnere gli incendi delle proteste, delle rivolte, dello scontro incomprensibile tra sicurezza e giustizia che dovrebbero raffigurare due facce di un’unica medaglia, probabilmente è il principale motivo per cui è riuscito a portare un numero di persone mai visto a votare e a sconfiggere il blocco Trump, recuperando parte di quei voti persi nelle fabbriche degli Stati affacciati sui grandi laghi, facendo breccia nell’elettorato moderato repubblicano che pur detestando Obama, non si è mai veramente riconosciuto nell’estremismo razzista e nel pinocchismo dell’Ifp, stanco della perdita di prestigio subita a livello internazionale (la gloria di cui sopra) e di una politica isolazionista del proprio Paese, poco comprensibile in un Mondo che non è quello dei tempi degli USA di Wilson. Il popolo americano, infatti, ci tiene a rappresentare se stesso come il fulcro dell’umanità in questo tempo storico, la vede quasi come una missione, e il ripiegarsi in se stessi non può trovare cittadinanza se non in quelle migliaia di luoghi ameni che negli States sono popolati da persone che guardano solo al proprio giardinetto senza alcuna interconnessione col resto del mondo ma che, pur tante, rappresentano sempre una minoranza.

A questa tornata, forse Joe Biden potrebbe raffigurare proprio l’uomo giusto al momento giusto, qualcuno a cui affidare una missione complicata, che necessità di una leadership differente da quelle tutte social ed empatia che abbiamo visto affermarsi, figlie dei nostri tempi. Una leadership basata più sull’esperienza, sulla moderazione, sulla capacità di infondere e diffondere un messaggio di tranquillità. Dopo un presidente che ha parlato ai cuori della gente gli Stati Uniti ne hanno avuto uno che ha parlato alla loro pancia, diciamo che se oggi ce ne fosse uno che parlasse ai loro cervelli, non sarebbe proprio una cattiva cosa.

Fuori controllo

Non preoccupatevi, stavolta sarò telegrafico. Arrivati ad un certo momento, dopo mesi passati a riflettere su cosa significasse avere buon senso, sentendo e vedendo intorno, nel contempo, comportamenti idioti e situazioni inaccettabili per chiunque abbia un minimo di raziocinio, non ho più voglia di passare ancora del tempo così, perché il tempo è una di quelle cose che, quando ci accorgiamo di averle perse, è troppo tardi per riaverle indietro. No, il tempo non tornerà. Inutile sprecarlo sperando di far riflettere chi non ha nemmeno i più basici elementi fisiologici per poterlo fare.Si è scatenata una volontaria regressione che sembra ricondurre l’essere umano evoluto, di colpo, all’età della pietra. Ma almeno fatemi sfogare, tanto, oramai, è tutto fuori controllo.

Fuori controllo è il Pianeta che nel momento in cui necessiterebbe della massima coesione e solidarietà tra i suoi abitanti, non riesce a privarsi di nuovi conflitti che si aggiungono a quelli mai spenti, se non sugli schermi televisivi e sui giornali. Popoli che si affrontano e si uccidono, pedine di altrui interessi nella scacchiera della geopolitica.

Fuori controllo è l’Europa che, nonostante le rassicurazioni in merito ad interventi di sostegno ed espansivi della Banca Centrale, ed il piano d’emergenza messo in piedi dalla Commissione, veda la sua massima espressione democratica, il Parlamento, confliggere con la sua minima espressione democratica e la faccia nazionalista dell’Unione, celata come il lato oscuro della luna, cioè quel Consiglio, formato dai singoli Stati (o meglio governi), miopi davanti ad una tragedia che si espande sempre più, impegnati in ricatti e ripicche reciproche che non solo hanno avuto come risultato il taglio di decine di miliardi di fondi, tolti alla popolazione primo beneficiario, ma continuano ad affrontarsi sui metodi e meriti per mettere in campo quello che è già stato, con fatica diplomatica delle Istituzioni europee, predisposto per affrontare l’emergenza. Non certo un buon esempio per nessuno, tenuto conto che certamente i 750 miliardi del Next Generation EU (Recovery Fund) non potranno che rappresentare solo l’acconto di ciò che servirà una volta passata la tempesta.

Fuori Controllo è l’Italia, divisa tra governo e regioni, tra regioni e regioni, tra regioni e città, tra città e città, tra individui ed individui, tutti in cerca di qualcuno da incolpare per ciò che va male o che semplicemente non piace, e di qualcun altro a cui affidarsi a braccia aperte, poiché non si è capaci di essere semplicemente dei buoni cives e mettere in atto comuni pratiche di buon senso, senza organizzare una giornaliera caccia alle streghe. No !! Noi siamo italiani, non possiamo sottostare a norme, regole, leggi, figuriamoci se possono bastarci delle semplici raccomandazioni. Apparire furbi nella nostra imbecillità, fottere il prossimo, che sia il governo, il vicino di casa, il fratello, l’amico. Giammai !! Le chiamiamo imposizioni liberticide frutto del regime nazi-fascio-socialbolscevico-democristiano-liberalcelodurista-berlusco-pentapiddino. Da qualsiasi lato lo si voglia guardare l’importante è trovare un nemico che giustifichi la mia strafottenza nell’applicazione del principio di una salvaguardia sociale. Perché fare comunità se possiamo affrontare certe sfide in solitaria, pensando solo agli interessi personali? Meglio, invece, andare dietro a certi guru fuori di zucca che ci sommergono di merda, mentre le Istituzioni si combattono tra di loro rendendo inutile ogni decisione, giusta o sbagliata che sia.

Fuori controllo sta andando, qualora non lo sia già, il sistema di tracciamento del Sars-Cov-2. Stiamo per oltrepassare la soglia del non ritorno, dell’impossibilità di stare dietro a tutte le fiammelle che ogni giorno dovrebbero essere “etichettate” e bloccate sul nascere prima che si trasformino in un unico incendio di tali proporzioni da bruciare tutto e lasciare cenere e morte. Possiamo permetterci questo, eliminando anche la possibilità di ricorrere ad ogni mezzo, anche spazzando intere zone per creare delle vie tagliafuoco ? Si, certo, lo so, che milioni di noi, anche se colpiti, avrebbero solo un semplice raffreddore, o nemmeno quello, qualche colpo di tosse, un po’ di mal di testa e poi sarebbero di nuovo pronti a fare baldoria. Così come è presumibile che i 414.241 casi accertati fino ad oggi non siano che un quinto, o un settimo, o addirittura un decimo di quelli già entrati in contatto con questo coronavirus. Ed è proprio questo che dovrebbe farci riflettere, senza pregiudizi …

In Italia siamo circa 60 milioni, togliamone cinque (per eccesso) già morti, guariti, attualmente positivi o immunizzati. Ne restano 55 milioni. Diciamo che (molto ottimisticamente) il 90 % di loro la passerebbe liscia, senza particolari complicazioni, per cui potremmo avere 5 milioni e mezzo di persone bisognose di cure di cui (sempre ottimisticamente) un 20% che potrebbe necessitare di ricovero ospedaliero, sarebbero solo un milione e centomila persone. Ma perché agitarsi, la maggior parte farebbe qualche giorno di vacanza e solo un dieci per cento di questi finirebbe per entrare in terapia intensiva, diciamo centodiecimila. Gestibili vero ? In fondo mica ci si ammala in Italia ? Gli anestesisti abbondano e gli infermieri li troviamo nelle bustine delle figurine … e siccome non ci sono infartuati, colpiti da ictus, vittime di gravi incidenti o pazienti che necessitano di cure immediate a seguito di interventi, non abbiamo problemi, le terapie intensive sono tutte vuote, a disposizione dei malati di covid-19. Ma non vorrei apparire esagerato, forse il dieci è troppo, diciamo il cinque … 55.000 italiani in terapia intensiva per Sars-Cov-2, nei prossimi mesi, non tutti in una volta si intende. Avete ragione, sono veramente eccessivo, diciamo che del 20%, del 10%, solo l’1% potrebbe finire in terapia intensiva (sono di un ottimismo, stasera, che penso che quest’anno il Benevento possa tranquillamente lottare per la Champions League), facciamo 11.000, ultima offerta. D’accordo ? Allora parafrasando JFK, vi dico … non chiedetemi cosa io possa fare per la vostra “libertà” di fare ciò che ca**o vi piace fare, piuttosto chiedetevi cosa sacrifichereste della vostra libertà per la vita di un’altra persona.

Non vi preoccupate, la stessa domanda la porremo all’altra persona per la vostra … di vita … perché non si sa mai …. e toccatevi pure.

Ma diamo i numeri ?

Quando cerchi di spiegare ad un non medico (senza alcuna specializzazione) che le sue ipotesi virologiche potrebbero anche non avere un fondamento, a volte riesci a spuntarla usando proprio l’argomento … “ma tu la laurea in medicina quando l’hai presa ?” Difficoltà maggiore si incontra invece quando leggi i loro commenti sulle miriade di tabelle scritte da giornalisti, notai, apprendisti imbianchini e commesse dei sexy shop o dei negozi di articoli per gatti e uccellini, in attesa di clienti. Perché non puoi dir loro che non hanno le basi della matematica, la scuola elementare, infatti, e forse pure quella media l’avranno fatta tutti, si spera. Suvvia, come ci si difende da discussioni sul rapporto geometrico tra cluster o della matrice dei contagi campani nell’arco degli ultimi 10 giorni , fratto il numero di invettive giornaliere del governatore, oppure dal teorema di Pitagora applicato al Covid laddove qualcuno affascinato dalle discussioni del soggiorno di Giletti tenta (inutilmente) di spiegarti che il quadrato dell’ipotenusa dei posti letto disponibili in un dato nosocomio è uguale alla somma dei quadrati dei cateteri a disposizione di ogni singolo reparto dello stesso. Avanti …è difficile no ? Proviamo a fare quattro calcoli tenendo presente quanto scritto sul cartello nella stanza di Princeton di Albert Einstein : “Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato“.

Oggi, lunedi 12 ottobre 2020, risultano in Italia 4619 nuovi casi su 85442 tamponi effettuati con un incremento dei decessi di 39, come il prefisso per chi chiama dall’estero. Sarebbero (ori) freddi numeri (e vi risparmio la seconda battutaccia sui defunti), se non fosse che trattasi tutti di esseri umani. E invece no, messe da parte le umanistiche o umane scienze, ci immergiamo nella nostra beautiful mind. Qui inizia il delirio, accanto bisogna metterci per forza i differenziali del giorno prima -837, + 13, – 19212, in modo da dare l’opportunità agli scienziati, trastullando il proprio ca…sio (calcolatore), di sbizzarrirsi con equazioni di terzo grado per ottenere le proiezioni del 25% degli exit poll sui prossimi ricoveri nei singoli collegi uninominali, dopo che il referendum ha abrogato ben 200 poltrone con un risparmio medio di 4.000.000 di euro cadauna, ben superiore al dato odierno dell’indice Nikkei, pari a 23.558,69 con una perdita pari allo 0,26 percentuale giornaliero sottostimata in funzione dell’incremento di 2,20% dello HSI che sale a 24.649,68, con previsioni per i prossimi giorni oltre quota 25.000. Questo perché ad Hong Kong avevano acquistato dei futures negative sulle compagnie petrolifere arabe che avevano sponsorizzato l’acquisto del Papu Gomez, 15 milioni di euro (o pretro-dollari) più 5 al giocatore che in Fifa 2021 ha un overall di solo 86, tanto da mandare in bancarotta qualche sceicco. Ora provate a dividere i 15 milioni per l’indice della provincia cinese (24.649,68) e lo moltiplicate per l’overall di 86, fa 52.333,336 che è esattamente il numero di tamponi che si sarebbero dovuti fare in più ieri per avere un riscontro oggettivo matematico dei contagiati in Cina lo scorso 21 gennaio , cioè il 21/01, l’esatto speculare del 12/10, tenuto conto della distanza tra Wuhan e Roma dei 2 cinesi arrivati per primi pari a 11.113,64 kilometri. Sentite i brividi ? Questo è nulla. Calcolando, infatti, il rapporto tra gli ipotetici tamponi utili come sopra e tale distanza avremo un 4/71 che equivale al modello di colore della tinta per capelli Wella castano scuro, il cui tubetto di 60 ml costa 9,10. Tenetevi forte, Cosa dice il Salmo 9,10 intitolato “Dio giudica le nazioni“, che non so se abbia qualche attinenza con quanto sta succedendo adesso nel Mondo, (devo fare un ripassino della Bibbia), all’ultimo versetto il numero 20 (VENTI) ??? “O SIGNORE, infondi spavento in loro; i popoli riconoscano che sono mortali.” Gira e rigira come vedete tutto torna, anche i ricoveri in più rispetto a ieri, un giorno qualunque, che domani non sarà più, indietreggiando di 1 davanti allo sguardo a ritroso che facciamo della nostra vita. Oggi son 302 come il codice dell’HyperText Transfer Protocol (HTTP) che indica che la risorsa richiesta é stata spostata temporaneamente all’URL definito nell’header Location, come quando un articolo di un DPCM viene rimosso (sempre temporaneamente) fino a quando modificato nel testo ma non nel concetto viene ridefinito sotto mentite spoglie. Roba da fantascienza, quella che scrivevano personaggi come Robert Anson Heinlein che un giorno affermò: “Se qualcosa non può essere espresso in numeri non è scienza: è opinione“. Beh, nonostante avesse immaginato pure le Starship Troopers, quelle che combattevano con gli insetti giganti nello spazio, la sua fervida mente, proiettata al futuro, non predisse mai né personaggi come la vice ministro Castelli, tantomeno i teorici dei rapporti tamponi/guariti/media gol dell’Atalanta/quotazione del Brent . A volte la realtà supera la fantascienza … come dite ? Di quanto ? Beh … guardatevi il ftse mib di oggi, moltiplicatelo per il numero di cazzate presenti nell’ultimo video di youtube di Fusaro , diviso la lunghezza del tunnel tra il Cern ed il Gran Sasso, detto galleria Gelmini ed otterrete … beh se ve lo dico che sfizio c’è? Provateci voi !!!

Si ricorda che per la redazione di questo Blog nessun matematico, scienziato o tuttologo è stato maltrattato o nutrito con merendine con conservanti artificiali.

Tutti nel pallone

Sono doverose alcune necessarie premesse. La prima è che l’aspetto prettamente sportivo non sarà trattato se non ai fini funzionali del ragionamento, perché non è su una partita di calcio che accendiamo il riflettore, non ha alcuna importanza. La seconda, legata alla prima è che si prega di leggerlo senza la maglia della propria squadra del cuore (se ne avete una) come chi sta scrivendo ha posato la sua nel cassetto. La terza serve a sgombrare ogni dubbio (qualora ne aveste ancora) di onestà intellettuale. Sin da bambino ho sempre spudoratamente tifato bianconero tra gioie (tantissime) e dolori (qualcuno), ma non c’è città in Italia, rettifico, al Mondo, che abbia, per me, una tale concentrazione di affetti più di Napoli e nel Napoli come tifoseria, sia tra i presenti che tra le “stelle” nel mio cielo, ergo pensatene ciò che volete ma ciò che segue non è scritto da un tifoso, quindi se volete seguirmi, niente posate tamburi e triccheballacche.

“Houston abbiamo un problema …”

Nella baraonda dell’ultimo week end che ha visto il Calcio Napoli non presentarsi allo Juventus Stadium (non mi pagano, quindi niente pubblicità e si legge stAdium, perché è latino), mi sono accorto che molti (al netto della più o meno becera faziosità calcistica) tra i miei conoscenti e soprattutto in televisione hanno più volte mischiato le carte mettendoci dentro un po’ di tutto, neanche fossero croupier di un tavolo di chemin, interponendo per la verità due piani che invece sono paralleli. Cerco di spiegarmi: abbiamo tutti dovuto subire pesanti restrizioni nella nostra sfera personale durante il confinamento obbligatorio nella scorsa primavera. Però nessun impiegato del catasto ha mai detto in maniera lastimante che l’infermiere poteva uscire liberamente per andare a lavoro mentre lui era obbligato a farlo in smart working, perché si è dovuto, gioco forza, adeguare il sistema lavoro e produzione del Paese, non alla lotta al virus (quella la fanno medici e ricercatori), ma al contagio (e la facciamo tutti), cercando il più possibile di garantire le necessità fondamentali per ogni cittadino.

Alla stessa maniera, ora che siamo in una fase diversa, di convivenza, cercando sempre di limitare il contagio, si sono, nel tempo, con l’apertura di (quasi) tutti i comparti, individuate delle linee guida di comportamento e gestione del rischio, chiamati protocolli, che sono, ovviamente, diversi l’uno dall’altro. E non potrebbe essere altrimenti, perché sebbene nel diffondersi il virus non guardi la professione, ci sono dei fattori che rendono certi luoghi più favorevoli degli altri per motivi naturali e non (umani) e attività con rischi diversi e differenti gradi di contatto con l’altro. Si sono notati, per esempio, diversi focolai nelle aziende che lavorano la carne, e ne sono stati scientificamente provati i motivi. Sicuramente, un bar o un ristorante dovrà avere delle accortezze diverse da quelle di uno studio di un commercialista ed ancora dissimili da quello di un dentista. Un supermercato non è una fabbrica di automobili e un altoforno non è una banca, e nemmeno una scuola. Ed una scuola non è il Senato e neppure una squadra di calcio. E se pensate che, di norma, una società di serie A sia la stessa cosa di una di serie C o un’altra che partecipa ai campionati dilettanti, allora siete proprio fuori strada.

Per ognuno di questi settori è stato formulato, con accordi tra i Ministeri competenti (lo Stato) e gli altri stakeholders un protocollo che contiene le regole cui attenersi nello svolgere la propria attività e contribuire a limitare quanto possibile la diffusione del covid-19 nel Paese. Tutto ciò non sostituisce certamente le regole fondamentali di carattere generale (distanziamento, igienizzazione e protezione delle vie respiratorie) tanto meno la regola della quarantena obbligatoria in caso di affermata positività, laddove non necessiti il ricovero, che restano fondamentali e valide erga omnes, bensì ne sono complementari, e funzionali alla continuazione della quotidianità e al tracciamento di eventuali focolai. Ciò avviene con modalità diverse, logica vuole, proprio secondo quanto previsto dai diversi protocolli. Per tale motivo se l’impiegato di un ufficio privato o il commerciante o il lavorante in un negozio di parrucchiere trova ingiusto che un calciatore di seria A, possa continuare a “lavorare” a differenza sua, che deve andare per qualche giorno (in alcuni casi retribuiti) in quarantena precauzionale e controllato, qualora un collega con cui ha avuto rapporti sia stato trovato positivo, non comprende (o non conosce) che l’altro invece il controllo (tampone) lo effettua di norma ogni due o tre giorni. Potremmo discutere dell’opportunità per quanto riguarda i medici ospedalieri. Ma al di là della sanificazione, poiché anch’essi sono sotto continuo monitoraggio sanitario, è impensabile che si chiudano reparti od ospedali interi, per giorni, solo perché vi è stato trovato un positivo. Sarebbe violato il principio costituzionale del diritto alla salute. Sapete bene che nei giorni scorsi sono stati riscontrati casi di positività all’interno del Senato, non per questo sono stati mandati a casa tutti i senatori o si è escluso dai lavori l’intero gruppo a cui appartenevano i contagiati. Sarebbe stato un grave vulnus per la democrazia. Tutto si risolve col buon senso si, ma innanzitutto col rispetto delle regole. Non meno importante è che il buon senso risieda anche tra le righe di quest’ultime.

La preminenza della salute pubblica rispetto al calcio o allo sport in generale è fuori discussione. Attenzione però a non nascondere dietro questo principio, la colpa di errati comportamenti oppure il vizietto italico di tentare di aggirare le regole o, peggio ancora, utilizzarla per segnare l’impronta del proprio potere come forma di auto-celebrazione. E non vorrei, ma sospetto che possa essere così, che il classico metodo partenopeo del chiagne e fotte abbia trovato piena applicazione nella vicenda della partita. La quale sono certo era attesa in egual misura da entrambe le tifoserie, così come dalle squadre. Dubito fortemente che “Ringhio” non vedesse l’ora di dirigere i suoi dalla panchina contro il suo amico “Maestro”. Non c’è stato timore, furbizia o sotterfugio nelle due squadre, di questo siamo sicuri, allora cosa è successo? Molto semplice, la società Napoli ha sbagliato, nei tempi e nei modi, ad applicare le regole previste per tutte le squadre del campionato di Serie A, ed ora si trova “prigioniera” del suo stesso errore che però vorrebbe aggirare richiamandosi a ciò che prima ha “rifiutato”. Cerchiamo di riepilogare i fatti.

Dopo quattro giorni dalla partita col Genoa, e dopo che in quest’ultima società sono emersi numerosi (circa una ventina) casi, i giocatori ed il gruppo squadra (tutti coloro con cui i giocatori hanno contatti e che lavorano all’interno della società) giustamente preoccupati, hanno atteso i risultati dei tamponi del giovedì. Tre di loro (due i giocatori) sono risultati positivi benché asintomatici, gli altri tutti negativi. Cosa andava fatto secondo protocollo? Semplice !! I tre soggetti immediatamente in quarantena (fatto !!) e tutti gli altri immediatamente “in bolla”, in isolamento fiduciario, a continuare regolarmente l’attività (macché ?!!). Cioè isolati in una struttura già predisposta, in questo caso a Castel Volturno, per continuare gli allenamenti in vista della partenza per Torino, dove avrebbero dovuto giocare il match, con ulteriore tampone il giorno della partita, e tornare senza passare da casa. Nulla di tutto ciò è stato fatto.

Cosa fa, invece, il Napoli? Chiede lumi all’Azienda Sanitaria Locale (Regione), la quale, come se il protocollo (Stato) che la FIGC e la Lega hanno siglato per la serie A non esistesse, tratta il caso come se la Società Napoli fosse un qualunque negozio di scarpe. Quarantena per i positivi e tutti i contatti stretti degli ultimi giorni (intercettati con le interviste mediche al loro domicilio) in isolamento a casa loro. A questo punto, il giorno dopo, il Napoli, che fa preparare lo stesso l’aereo privato per Torino, chiede se sia possibile partire per giocare. E come dovrebbe rispondere l’ASL, secondo voi? La risposta non può che essere negativa, i giocatori da casa non possono muoversi, ma non solo partire per Torino, non sarebbe possibile nemmeno prendersi il caffè sotto al bar, perché sono in isolamento. AZZ … avrà pensato il Presidente, e mò? Per quanto tempo? Come facciamo gli allenamenti? Sono quattordici giorni, come il vacanziere di Posillipo che torna dalla Grecia. Ecco, allora, la trovata (volpino): siccome non siamo andati a proteggerci nella”bolla” quando dovevamo, ora la Società di De Laurentis cambia a tutti il domicilio, per portarli, da oggi, lunedì, giorno dopo la partita e, ben 4 giorni dopo l’accertata positività dei compagni, a Castel Volturno. Siiiii … bravo applausi !!!

Nel frattempo sono venuti a contatto con le loro famiglie. Quindi non abbiamo applicato il protocollo quando avremmo dovuto e lo applichiamo con un sotterfugio dopo non aver giocato la partita, atto consentito dal protocollo che prevede le deroghe per i calciatori di serie A, come confermato dalla Lega e come effettivamente accaduto, di fatto, con tutte le altre società nelle giornate precedenti e in questa stessa. Basti dire che il Milan, nella medesima situazione del Napoli, con due calciatori positivi (a casa), ha giocato in sette giorni, durante il periodo di isolamento fiduciario, credo ancora non concluso, ben tre partite, di cui una in trasferta (Crotone) ed una all’estero (Portogallo). Strettissimi i controlli e le precauzioni come prevede il protocollo. Ma secondo le dichiarazioni rilasciate dall’avvocato che preparerà i ricorsi del Napoli e secondo quanto detto in TV dal direttore dell’ASL cittadina, possiamo presumere che i rossoneri sarebbero dei terroristi ricercati internazionali macchiatisi di reati penalmente perseguibili, dallo Ionio all’Atlantico. Invece sono solo in testa alla classifica e qualificati per i gironi di EL.

Ciò che però lo il governo, nello specifico il ministero che ha avallato il protocollo, non aveva preventivato è stata, e lo dico con probabilismo, senza certezza assoluta, la voglia di protagonismo del solito presidente di regione, e diciamolo che c’è la fila in tangenziale in tal senso, perché, e non ringrazieremo mai abbastanza Bossi e D’Alema, le competenze sulla sanità, è noto, sono regionali. Conoscendo il personaggio credo non si sia voluto far sfuggire l’occasione di un poco d’ammuina, sebbene ora dovrebbe spiegare cosa rischiavano i cittadini campani nel momento in cui il pullman della squadra, senza contatti esterni, sbarcava i giocatori in pista davanti ad un aereo privato che li conduceva a Torino dove avrebbero vissuto in isolamento fino alla partita e medesimo ritorno in sicurezza, e perché non ha fermato il Genoa la settimana scorsa che entrava in Campania, o la differenza con la Salernitana a cui è stato concesso di giocare a Verona, sabato, con un tesserato positivo in quarantena.

La serie A di calcio sta andando avanti così, da giugno, sebbene la situazione da allora sia palesemente in evoluzione (in peggio) e tra le sue fila abbiamo le persone più controllate della Nazione. Non stiamo parlando di un gioco dove dei viziati milionari inseguono un pallone, in mutande e con magliette a volte improponibili, su un grande prato verde dove nascono speranze, o di un momento di svago per milioni di persone alle prese con problemi enormi, intrappolati da mesi in un’atmosfera ansiogena che non migliorerà certo nei prossimi (e quest’ultima frase contribuisce … eh eh), ma si tratta della quarta industria italiana per fatturato, indotto e volume di tasse pagate, con ciò che ne conseguirebbe dal suo fermarsi, proprio in questo momento di crisi. Non fermatevi alle apparenze o alle copertine, dietro c’è molto di più.

Per questo motivo, cara ASL di Napoli, perché addurre il principio di salute pubblica, che mai e poi mai sarebbe stato violato se il Napoli avesse applicato le regole e fosse volato a Torino a giocare la partita dopo avere strettamente eseguito tutti i passi previsti dal protocollo. E invece mi hai trattato Ciruzzo Mertens come un aiuto pizzaiolo qualsiasi, KK che dirige il traffico in difesa, come un vigile urbano imboscato e Gennarino Gattuso come un personal trainer di una qualunque palestra del Vomero. Però, comprendiamo che DeLa è andato in panico (?), non le ha applicate e quindi ti perdoniamo. Ma ora che si fa? Avalliamo il cambio di domicilio? Eh NO !!! Accà nisciun è fess !!! Che figura ci fai? Se hai agito, in nome dell’uguaglianza di tutti davanti al virus, una sorta di rivisitazione d’A livella del principe De Curtis, allora dovresti essere coerente e far stare tutti un’altra decina di giorni a casa senza allenamento e senza fare la spesa, come potrebbe capitare ai poveri genitori dei bimbi, compagni di positivi, secondo il protocollo, molto ma molto più complicato di quello del calcio di serie A, che concerne il mondo della scuola. E a voler essere seri, con i quattordici giorni di auto isolamento nel nuovo “domicilio” la squadra non potrebbe scendere in campo nemmeno per la prossima partita (e la voglio proprio vedere questa …).

“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31
O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe’ segno,sulamente ‘na crucella”

Sicuramente si è creato un gran casino, sono andati tutti nel pallone. Per ora le cose, per quanto possibile e premettendo che il rischio zero non esiste da nessuna parte, adesso nemmeno nelle Salomone, le cose stanno procedendo. Certo il rischio è sempre dietro l’angolo, è questione e ciorta, direbbero a Fuorigrotta, ma molto dipende dai corretti comportamenti dei singoli attori e nessuno può considerarsi al sicuro. La stessa Juventus ha “scovato” sabato un paio di positivi, vicini alla squadra, nel controllo routinario, ma a differenza degli avversari, ha applicato le regole ed è andata immediatamente in bolla presso la struttura prevista senza passare dal Via o dalla ASL. A tutte le Aziende Sanitarie Locali di competenza sono state comunicate le positività del mondo del calcio o di altri sport, ma nessuna ha bloccato una partita di serie A per questo. Populisticamente, ripeto, sarà facile attaccare questo mondo dorato, con frasi benaltristiche (tipo quelle di Speranza di ieri) o senza molto senso come quelle di Spadafora (il ministro del 30% sugli spalti), oppure prendendosela con i giocatori stessi, delle altre squadre però … come sempre, con gli allenatori, i presidenti e tutti coloro che di questo universo fanno parte, pensando che non devono avere trattamenti diversi nei nostri confronti. L’impiegato delle poste, però, per poter lavorare non è costretto a sottoporsi a tre tamponi a settimana col rischio di non vedere i figli per quindici giorni, un mese si e l’altro no, pure se negativo. Riflettiamo su certe cose, prima di partire in quarta con critiche che hanno poco fondamento.

Da Juventino e da sportivo in genere mi dispiace non aver potuto vedere la partita, magari vincerla in campo, l’unico luogo dove si vincono (e si perdono) le partite e gli scudetti, (eh si, è una stoccata alla prescrittese) o anche perderla se l’avversario si fosse mostrato più meritevole (come l’ultima finale di Coppa Italia). Ma che ne dicano avvocati e giuristi vari, la punizione per l’errore che il Napoli ha innescato col suo comportamento ci sarà e dovrà essere confermata, certa e dimostrativa che, soprattutto in questo momento, con le regole non si può scherzare. Il Napoli sbaglia alla grande a fare ricorso, deve, invece, imparare dal proprio errore, perché l’unico modo di appellarsi e aver riconosciuta una ragione, sarebbe quella di provare la preminenza delle decisioni delle ASL locali sul protocollo nazionale concordato col ministero della salute dopo un lungo lavoro. Non si tratta di un conflitto tra Napoli e Juventus, o tra Napoli e Lega, ma tra lo Stato centrale e le Regioni, tra Conte e De Luca, oggi, o qualsiasi altro presidente di regione, domani.

Se, dopo settimane di studi e confronto con le Istituzioni, che hanno generato un ottimo risultato, si vorrà dare adito alla fame di notorietà di uno Zaia o di un Bonaccini piuttosto che di un Toti, in virtù della competenza regionale in materia sanitaria, (i protocolli sono nazionali e il campionato pure), aggiungendo altri soggetti alla tavolata, creando ancora più confusione, indiscutibilmente si otterrà solo maggiore insicurezza. A quel punto, statene certi, che saremo costretti a fermare tutto … tutte le promesse, tutte le speranze. Perché qualora il Napoli dovesse ottenere ragione in sede giudiziaria, avrebbe solo riconosciuto il diritto a giocare una partita che paradossalmente non potrebbe più essere giocata, col campionato fermo ovvero ancora una volta rimandato alla prossima estate (e gli Europei ?) o peggio, annullato. Non sarebbe una vittoria di Pirro, bensì ‘e Pulecenella .